Non ne avevo la minima idea. Non pensavo che tanta vita e tale storia, quella vera, quella dell'umanità, si riversassero nel mondo sotterraneo londinese. Sempre affascinante Londra. Affascinante leggere delle sue parti nascoste, delle sue intime oscurità, della sua natura caduca e delle sue innumerevoli rinascite. 'I sotterranei di Londra' è una lettura insolita riguardo a qualcosa a cui non si pensa mai: cosa sta sotto i nostri piedi? Che cosa nasconde il sottosuolo? Poche pagine in cui si raccolgono le segrete nefandezze della peribilità dell'uomo, una piccola chicca per curiosi. Un ultimo capitolo inquietante, a metà tra la verità e la leggenda letteralmente metropolitana. Peter Ackroyd come sempre possiede una conoscenza di cui mi domando e ne ammiro l'origine. Un biografo eccezionale di una megalopoli immortale.MATRIOSKla
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sabato 18 ottobre 2014
I sotterranei di Londra - Peter Ackroyd
Non ne avevo la minima idea. Non pensavo che tanta vita e tale storia, quella vera, quella dell'umanità, si riversassero nel mondo sotterraneo londinese. Sempre affascinante Londra. Affascinante leggere delle sue parti nascoste, delle sue intime oscurità, della sua natura caduca e delle sue innumerevoli rinascite. 'I sotterranei di Londra' è una lettura insolita riguardo a qualcosa a cui non si pensa mai: cosa sta sotto i nostri piedi? Che cosa nasconde il sottosuolo? Poche pagine in cui si raccolgono le segrete nefandezze della peribilità dell'uomo, una piccola chicca per curiosi. Un ultimo capitolo inquietante, a metà tra la verità e la leggenda letteralmente metropolitana. Peter Ackroyd come sempre possiede una conoscenza di cui mi domando e ne ammiro l'origine. Un biografo eccezionale di una megalopoli immortale.giovedì 6 febbraio 2014
Please - Pet Shop Boys
Un disco sottovalutato. Per anni, persino da me. Poi giorni fa, l'ho ripreso virtualmente in mano e ho pensato che tutto quello che si è sempre detto di brutto sulla musica pop anni 80, questo disco lo contraddice.
Innanzi tutto è un disco 'sopravvissuto'. Sopravvissuto al tempo. La sua pubblicazione risale al 1986. Dopo 28 anni, canzoni come 'West End Girls', 'Suburbia' e 'Opportunities' sono diventati dei classiconi e quando passano in radio li si riascolta con la oliata malinconia dei tempi andati. Ma oltre a questi brani, proprio di recente ascoltando, molto più attentamente di un tempo, anche le altre canzoni dell'album ho avuto la piacevole sensazione di riscoprire il sound anni 80, la stupenda dote lirica dei Boys e soprattutto il loro crederci. Credere di essere davvero destinati a diventare giganti del pop, ad entrare nel mito. In realtà, 'Please', di cui oggi mediamente chiunque si befferebbe, contiene già tutto il talento di una band giudicata in modo superficiale, perchè molto al passo con i tempi di allora, opulenti e consumisti.
Dance, ragionato, rap, romantico, loquace e sempre, ovviamente molto londinese, 'Please' è un disco seminale. Ricco di premesse così interessanti che canzoni come 'Tonight is forever', 'Violence' e 'Later tonight' sono tutti brani ancora da scoprire e indagare, dopo quasi trentanni di dimenticata abitazione dei neri solchi del vinile.
Insomma, talvolta riprendere in mano vecchi dischi vuol dire andare a recuperare un po' di ricordi, ma anche qualche piacevole dettaglio, trascurato o perso lungo la strada, che oggi, percepito con animo diverso, può regalarci belle sorprese.
Una particolarità sul titolo....I Pet Shop Boys decisero di chiamare l'album 'Please', immaginando i ragazzi che sarebbero entrati in un negozio a comprare il loro disco e che al commesso avrebbero chiesto:' Pet Shop Boys, please?'. Da allora, questo disco d'esordio, sarebbe stato solo il primo di una lunga serie di successivi, il cui titolo, come una sorta di vezzo, sarebbe stato costituito sempre e solo da un'unica parola.
martedì 4 febbraio 2014
Very British Problems - Rob Temple
Ma qui più che di problemi, vi parlo di un libro spassosissimo. Dopo essere creato l'account di Twitter che si chiama @soverybritish, l'autore, nonchè giornalista inglese, Rob Temple ha deciso di pubblicare, sottoforma di libro, tutti i tweet migliori, da lui postati con regolarità.
Ma il vero spasso è la natura del tweet. Avete presente il tipico inglese contemporaneo, pieno di tic e manie, che racconta le situazioni più grottescamente comiche, che gli posso capitare durante una giornata qualunque? Tipo...'Entrare in preda ad un tiepido panico, se incapaci di prendere la corretta somma di resto dalle proprie mani, entro tre secondi?', oppure 'arrivare al lavoro presto, così che il minor numero di persone noterà che stai indossando una nuova giacca?', oppure 'cercare di recuperare un biscotto sfranto nel tè bollente, con un altro biscotto?'. Sì, sì... sono certa che almeno una di queste tre cosucce, tragicomiche quel tanto che basta, sono successe a ognuno di noi. Ecco perchè, ogni sera prima di dormire vado a leggermi un breve tweet, dall'account o dalla versione cartacea, diventata un libro già di successo in Inghilterra, chiamato appunto 'Very British Problems - making life awkward for ourselves, one rainy day at a time'. La cosa ancor più comica è che, nonostante io non sia British, mi ritrovo lo stesso molto di frequente protagonista indiretta di quelle situazioni. Ovviamente bisogna conoscere piuttosto bene l'inglese per apprezzarne le sfumature, ma anche essere calati nel tipico humor inglese. Chissà, mi chiedo di nuovo, se quell'uomo così esemplarmente British, che nella mia mente subito appare quando penso ad un inglese, come Neil Tennant abbia mai sofferto di very British problems. Sono
certa di sì. Enjoy it!
venerdì 31 gennaio 2014
HP, la salsa del parlamento
Forse per via dell'estetica così raffinata e sfacciatamente British dell'etichetta, o forse per la mia affezione alle due lettere che ne costituiscono il nome, la salsa HP di derivazione inglese, è una delle mie ultime scoperte in fatto di preferenze culinarie. La storia le conferisce già quel sapore, in tutti i sensi, storico che qualsiasi cosa che esca dal regno di Sua Maestà si porta addosso; cioè il fascino della tradizione e delle origini. HP, oltre ad essere le iniziali di uno dei miei pochi adorati idoli, è anche l'acronimo di House of Parliament. La storia dice, infatti, che nel 1895 Sir Frederick Gibson Garton inventò la sua salsa nella fabbrica di Nottigham e non appena scoprì che un ristorante della House of Parliament la serviva, decise di darle le iniziali del magnifico palazzo in suo onore. Ecco dunque svelato il mistero delle due lettere e il perchè del palazzo del Big Bang riprodotto in azzurro e blu sul fondo dell'etichetta. In quanto a gusto, la trovo aspra e un po' mentolata. In realtà leggendo le istruzioni, ho visto che uno degli ingredienti principali è il tamarindo, che di suo talvolta rimane un po' stucchevole. Penso che il sapore così deciso e un po' ostico ben si addica ad alcuni stereotipi del comportamento inglese. Il colore scuro gli conferisce anche quel classico torpore che caratterizza la cucina britannica, non particolarmente famosa per bontà e non particolarmente chiassosa e confusa come quella americana, che di contro ha fornito la sua risposta alla salsa HP, inventandosi il ketchup. Da provare. Qualcosa di insolito per i nostri palati. Ottima sulla carne e anche su alcune verdure.
mercoledì 22 gennaio 2014
Questa notte mi ha aperto gli occhi - J. Coe
Ma cos'ha Jonathan Coe che non va? O, meglio, che cos'ha che va? Due domande apparentemente diverse, ma che in verità si completano. Quello che va è che scrive molto bene e che racconta storie contemporanee, riuscendo a farti sempre stare dalla parte del protagonista, sebbene questi a volte possa risultare anche il solito eroe perdente. Il mondo dei personaggi creati da Coe, infatti, è il mondo del loser. Dati i nostri tempi, fin qui, ci può stare tutto: l'antieroe, la società britannica calpestatrice e crudele, l'odio della vita metropolitana ecc. Ma talvolta mi chiedo dove vada Coe a pescare certe idee, in quale parte del suo cervello risieda la sua facoltà di creare fiction. Una finzione cioè, che a volte è troppo finta, come in questo libro. Ecco quello che non va.
Questo libro sembra un diario, perchè racconta una storia personale guardando a ritroso e lo fa in prima persona. Ma, già dalle prime pagine, accade qualcosa che sembra ricordare un thriller. Il personaggio principale assiste ad un omicidio e per il resto del tempo siamo sballottati tra continui flashback e paturnie esistenziali di un musicista, l'eroe, che non riesce a sfondare. Il tutto si risolve in un rocambolesco finale, che più che altro sembra la fantasia lisergica di un estimatore della musica prog degli anni 70. Si scopre, infatti che, l'assassino è...no ok, non lo dico. Ma il tutto somiglia davvero alla copertina di un disco dei Jethro Tull o simili. Insomma, di un'assurdità visionaria, che non mi porta nè verso il piacere del romanzo, nè verso la suspance del thriller. Non c'è introspezione psicologica e una buona fluidità temporale. Ma c'è una cosa Mr Coe, che mi piace davvero... Una cosa, o meglio, una città che si chiama Londra, che è il fulcro di tutto. E' lei, la musicista attraverso gli incipit delle canzoni degli Smiths citati ad ogni apertura di capitolo. E' lei, l'antagonista dell'eroe: fredda, sudicia, sciatta e indifferente. E' lei l'assassina dei sogni di ogni inglese, gallese o scozzese. E' una Londra con i denti aguzzi, ogni tanto compare e graffia, ogni tanto sbuca dal buio e uccide, quasi sempre rimane lì sullo sfondo, umida e semovente, come l'inquieto Tamigi e ruggisce, scolora, turbina intorno alla gente, la schiaccia come un tombino sull'asfalto e poi torna ad essere la splendente Londra. Quella che ti apre gli occhi una notte e ti fa capire chi devi diventare, se un avanzo della società o un musicista che ha recuperato il tempo perduto a fissare fuori dalla finestra, quando aveva 15 anni e che finalmente riuscirà a scrivere la sua canzone.
sabato 30 novembre 2013
The XX - Xx
Gli XX escono con Xx, il loro disco d'esordio, nel 2009. Si fanno notare al 'Reading e Leeds Festival' per la loro vena ambient, per quell'inclinazione alla trance ipnotica, per il gusto di una musica notturna, chiusa a metà tra le corde vocali di una straordinaria, dolcissima vocalist come Romy Madly Croft e le pareti di una stanza di un giovane a metà tra le turbe post adolescenziali e i primi impulsi alla caduta in amore.
Individuare le track migliori è sempre questione di prendersi qualche tempo e qualche ascolto in più. Nella mia mini top list, metto 'Infinityì al primissimo posto e a seguire 'Stars'.
Gli XX sono usciti con un secondo disco nel luglio del 2012 intitolato 'Coexist', dove a mio modesto parere sono un po' calati, o meglio, dove l'attenzione su specifiche canzoni decresce e diventa più difficile individuare qualcosa che rimanga nelle orecchie se non dopo molti ascolti. Di certo trovo questi nuovi gruppi i primi apripista per nuove ispirazioni, una musica da capire e oltremodo nuova; ottimo segno in un mondo musicale sempre meno foriero di novità.
London Grammar - If you wait
Non so perchè nonostante le mediocri critiche che ho letto di questo disco, a me piaccia così tanto. Certo, 'If you wait' non è il disco dell'anno e non è un disco per tutti. Sicuramente non ci sono picchi d'eccellenza, le canzoni si assomigliano tutte abbastanza, ci vogliono ripetuti ascolti per distinguere quelle migliori. Manca di varietà e, come ho letto sulla mia bibbia musicale inglese 'Any decent music', sta a cavallo tra il tormentoso e il noioso. Ma rimane un disco d'atmosfera, intimo. Uno di quei dischi che si possono continuare ad ascoltare per sempre con la massima disattenzione e quindi tenere in sottofondo per fare altro, oppure uno di quei dischi da assaporare piano piano in tutta tranquillità e con la massima attenzione, per conoscerlo, capirlo. Per esempio mentre si è in viaggio, mentre si guarda fuori dal finestrino di un treno o di un aereo, mentre si sogna di essere altrove. Altra peculiarità: la splendida, algida e profondissima voce della cantante Hannah Reid.
Direi anche matura, nonostante la giovane età e nonostante 'If you wait' sia solo l'esordio di un trio britannico che si è conosciuto all'univeristà di Nottingham e che ora sta di base a Londra. Tra le mie tracce preferite metterei 'Hey now' e 'Metal&dust' per la loro orecchiabilità e 'Strong' (che mi ricorda in minima parte 'Trouble' dei Coldplay), ma quella che mi ha rapito è 'Nightcall' per la sua capacità di evocare mentalmente eteree scenografie britanniche. Un gruppo da tenere d'occhio.
venerdì 29 novembre 2013
Heathrow - BBC documentary
Sempre a proposito di viaggi, sempe a proposito di Londra, ma soprattutto a proposito di una'altra delle mie più inspiegabili passioni, ho trovato un documentario della BBC sui segreti dell'aeroporto di Heathrow. Per chi ama il genere, il documentario offre una 'passeggiata' nel piazzale dell'aeroporto, fino ad arrivare a vedere come è fatto un aereo dal di fuori, che cosa fa un agente rampa insieme al pilota prima di affrontare un nuovo volo. Ma anche che cosa succede nella torre di controllo quando partono e arrivano questi mostri metallici che sono gli aerei di tutto il mondo, come opera un controllore di volo e per quanto tempo il suo cervello può farlo (19 minuti...solo?) e quanta importanza ha madre natura, sotto forma di condizioni atmosferiche sulla riuscita di un decollo e di un atterraggio. Come sempre, affascinante aeroporto. Terra di nessuno e di tutti. Heathrow...un piccolo satellite dal moto inarrestabile.
Londra - M. Maffi
Dettagliato e scorrevole, appassionato e letterariamente attendibile. Un'insolita guida di Londra, un po' romanzata, un po' biografica, un po' malinconica, che sto divorando di pagina in pagina. Niente a che vedere con le guide stile Lonely Planet. Lungi dall'essere turistica e consumistica, l'autore ci guida attraverso la città, cercando di darne una descrizione accattivante e sincera, storica e panoramica. Direi che leggere questa guida mi sta dando la stessa sensazione di guardare la radiografia toracica del posto: se ne intravede lo scheletro, si riescono a contare le vertebre, si capisce come si congiungono i quartieri e le zone più famose, come si può vedere un'articolazione ossea. Manca solo una cosa, entrarci dentro, andare sul posso, spolparne la carne, esplorarne le pieghe e gli anfratti ancora poco visibili e sconosciuti e soprattutto poggiare i piedi sopra il suo cuore, quello che non si riesce a vedere, ma che certo palpitante com'è Londra, non si può far altro che sentire. Ottimo compendio e spunto per approfondire la conoscenza, immensa, illimitata e sconfinata di una città sprofondata nella storia, grazie alla generosa condivisione dell'autore di tutto ciò che rigurgita in questo prezioso libretto. Mi ha ricordato un po' la 'Praga magica' di Ripellino, con molti meno fronzoli letterari. venerdì 22 novembre 2013
Notizie da un'isoletta - Bill Bryson
Già il titolo la dice lunga. Soprattutto sul carattere scherzoso e sarcastico dell'autore. Bill Bryson, americano di nascita, decide di intraprendere un viaggio attraverso tutta la Gran Bretagna, dove risiede da anni con la sua famiglia. Si da il caso che, dunque, quell'isoletta sia niente meno che il Regno Unito e che essa venga messa completamente a nudo dal classico piglio faceto e familiare di Bryson. Si scopre così, cosa sta oltre le solite città inglesi, più ricche e conosciute del sud, come Londra. In un racconto leggero e aneddotico di un viaggio prevalentemente svolto a piedi, Bryson evidenzia le brutture delle città più dimenticate del nord senza dimenticare di trovare anche in esse qualcosa di positivo. Come sempre, la facilità della scrittura di Bryson è accompagnata dall'ironia delle sue faccende private, dai suoi malinconici ricordi del passato e dalle piccole manie che lo spingono a svelare angoli e volti di cui non si sente parlare granchè. Di Bryson ho letto un bel po' di cose e ogni volta mi conquista. Nonostante l'ironia sembri sminuire la sostanza, in realtà ne esalta il lato più umano e ne rivela grandi profondità. In un clima uggioso come quello di queste ultime settimane, leggere della pioggia in un'isoletta prospera e vitale come la Gran Bretagna, aiuta a superare la noia delle grigie giornate di Milano.
mercoledì 20 novembre 2013
London and London...
' Quando un uomo è stanco di Londra è stanco della vita, perchè a Londra c'è tutto ciò che la vita può offrire'...Una sacra verità uscita dalla mente di Samuel Johnson. Un aforisma molto popolare, usato e abusato. Nonostante tutto molto vero, verissimo.
Non mi sogno nemmeno di elencare tutte le attività, gli eventi e le amenità che i londinesi si concedono vivendo nella loro splendida, ricca e vibrante capitale. Dirò solo che una visita a Londra non è neanche lontanamente sufficiente per apprezzare e scoprirne segreti e virtù, non è abbastanza per poter rubare con l'occhio di una macchina fotografica gli angoli più insoliti e interessanti ,che in ogni dove fanno riemergere alla memoria poesie, romanzi, opere teatrali e musica. Non mi dilungo nemmeno troppo...più che altro pianifico, pianifico il mio prossimo soggiorno tra fumo e pioggia, tra teatri e mercati punk, tra un palazzo reale e un autobus a due piani. Ma soprattutto in un pub dalle finestrelle appannate e il brulicare di boccali, mentre si lascia trascorrere il tempo adagiati su malinconici divanetti di pelle rossa... A presto, Londra.
Non mi sogno nemmeno di elencare tutte le attività, gli eventi e le amenità che i londinesi si concedono vivendo nella loro splendida, ricca e vibrante capitale. Dirò solo che una visita a Londra non è neanche lontanamente sufficiente per apprezzare e scoprirne segreti e virtù, non è abbastanza per poter rubare con l'occhio di una macchina fotografica gli angoli più insoliti e interessanti ,che in ogni dove fanno riemergere alla memoria poesie, romanzi, opere teatrali e musica. Non mi dilungo nemmeno troppo...più che altro pianifico, pianifico il mio prossimo soggiorno tra fumo e pioggia, tra teatri e mercati punk, tra un palazzo reale e un autobus a due piani. Ma soprattutto in un pub dalle finestrelle appannate e il brulicare di boccali, mentre si lascia trascorrere il tempo adagiati su malinconici divanetti di pelle rossa... A presto, Londra. venerdì 18 ottobre 2013
London - E. Rutherfurd
Quanto mi sta costando leggere un libro di 1003 pagine? Quasi niente...ma almeno un mese di tempo. Un tempo sospeso tra la conquista del territorio britannico ad opera dell'Impero Romano, le crociate di Riccardo Cuor di Leone, Enrico VIII, il Globe Theatre di Shakespeare e tutto quello che ancora mi aspetta nelle prossime 400 pagine. Sto parlando della mia ultima 'impresa di lettura' del mese, impegnata a terminare 'London' di Edward Rutherfurd. Per ora, bellissimo. Tanto da avermi spinto con urgenza a scriverne un post, sotto forma di recensione 'in corso' di lettura. Uno di quei libri che ti fa recuperare mille anni di storia, tutta quella mai studiata, amata o capita a scuola, i cui personaggi senti nominare ovunque. Un enorme bigino di storia, raccontato in veste di romanzo storico, nel quale coesistono decine di personaggi discendenti l'uno dall'altro, nel corso dei secoli. Una lettura che ti catapulta in una sorta di macchina del tempo e dal quale talvolta non vorresti più uscire. Quasi mi dispiace dover ultimare queste ultime e preziosissime 400 pagine, di certo mi mancherà vedere in giro quella stupenda copertina, stupenda, come il mistero immortale di Big Ben. Tempo previsto alla conclusione: due settimane, circa.sabato 1 dicembre 2012
Superdry, da Londra a Tokyo
Rieccomi con un post da fashion victim...La mia nuova passione per l'abbigliamento si chiama Superdry. In realtà tanto nuova non è perchè il mio primo acquisto risale ad una felpa che acquistai nel 2008 in uno dei miei negozi preferiti di Milano. La felpa mi colpí perchè aveva un tocco di urban fashion orientata ai colori e alla grafica giapponese. Piú di recente ho acquistato una camicia di flanella a quadri, sempre folgorata dallo stile country molto in voga anche per via del fenomeno Abercrombie. Superdry mi pare una risposta europea, per la precisione britannica, proprio al marchio americano Abercrombie. Lo stile di Superdry peró combina diverse influenze fashion, tanto è vero che all'interno dei capi si possono leggere degli slogan del tipo 'British design, Japan spirit' e sul web, i vari siti dedicati al brand, lo definiscono una combinazione tra 'vintage Americana e grafica d'ispirazione giapponese'. L'azienda Superdry nasce nel 1985 e si espande con un nome diverso negli anni '90 in numerose città universitarie del Regno Unito come Oxford e Cambridge e in altre città fino a Belfast e Edinburgo. Soltanto nel 2004 apre il suo primo store con l'attuale nome Superdry nel quartiere di Covent Garden a Londra.
Lo spirito del suo proprietario è stato per molto tempo quello di tenere una imprenditorialità abbastanza discreta, lontana dall'eccessiva pubblicità o dal fenomeno dei testimonial delle celebritá, ma nel 2009 le vendite sono arrivate alle stelle, quando un certo David Beckham ha prestato la ua immagine al brand.
Dopo il mio recente viaggio londinese, sono tornata innamorata piú che mai di questa linea di abbigliamento, soprattutto dopo aver visto le meraviglie esposte in vetrina nel megastore di Regent Street, dove ahimè, per mancanza di tempo non sono riuscita a entrare. Meglio, forse...avrei svaligiato il negozio.
martedì 13 novembre 2012
Sharlock Holmes è un trasgressore di altri tempi
Rimanendo in argomento londinese, volevo segnalare la riscoperta di una classica lettura 'Le avventure di Sharlock Holmes'. Ingenui racconti che sentono il peso del tempo. Eppure in una Londra mite e allegra, così come l'ho trovata un paio di settimane fa, mi sono ritrovata a leggere durante la colazione e prima di dormire queste rocambolesche avventure, ancora molto godibili. Come si fa a leggere Sharlock Holmes nell'era dei milioni di C.S.I. e compagnia cantante che invadono e soffocano i nostri tempi? Semplice. Basta non guardare la televisione e piuttosto mettersi a leggere un libro.
Sharlock Holmes è un eroe di altri tempi. Travestimenti, ricerche su voluminosi tomi delle più disparate discipline, misoginia e tendenza all'uso di sostanze stupefacenti ne fanno l'antesignano dell'anti eroe moderno. Bastano poche righe per imparare la tecnica del meticoloso spirito di osservazione di cui è dotato il detective e di cui si sorprendono ogni volta i suoi malcapitati clienti e il suo fedele assistente Watson, dal cui punto di vista le vicende vengono narrate. Lo sapevate che pare proprio che in nessun racconto di Conan Doyle, l'autore abbia mai fatto davvero dire a Holmes la famosa e mistificata esclamazione 'Elementare Watson!'?
Eh già, esistono leggende metropolitane anche su di lui. Pare che inoltre sia diventato, agli occhi del critico letterario moderno, una sorta di tossicodipendente. La cocaina, la droga della gioia e dell'eccitazione, pare abbia ispirato le migliori rivelazioni del detective. Perchè dietro un grande mito c'è sempre un'enorme attitudine alla trasgressione? Non credo al mito dell'eroe maledetto fine a se stesso. Credo che questi eroi trasgressivi, siano essi scrittori, cantanti o fittizi protagonisti di famosi romanzi e letteratura, operassero una precisa e mirata ricerca della trasgressione per esaltare le proprie capacità e non che ne fossero sempre e necessariamente vittime. Certo, l'autocontrollo poi non è da tutti e dunque anche ad Holmes sono sfuggiti casi e anche alcuni dei suoi amati particolari. Forse uno fra tutti...che il tempo non perdona nessuno, ma d'altronde chi legge questi racconti oggi, del tempo, ha una concezione tutta propria.
Emeli Sandè - Our version of events
Trovandomi a Londra, mi sono chiesta quali novità musicali circolassero laddove la musica moderna è nata e continua a mietere nuovi volti. Uno fra tutti mi è parso davvero di scorgerlo un po' ovunque. Sui giornali, alla BBC, nelle riviste specializzate e nel negozio HMV dell'aeroporto di Heathrow dove ho comprato il suo CD originale. Volevo portarmi a casa qualcosa di mai visto, ma sinceramente, mi pare che anche l'Inghilterra stia un po' soffrendo il fenomeno 'Talent Show' (d'altronde anche quello arriva da lì) e che quindi sia abbastanza carente nell'ispirazione musicale. Tutto si somiglia abbastanza. Tutti copiano tutto. Bisogna davvero cercare, avere fortuna e costanza per scovare qualcuno che abbia ancora qualcosa da dire a proprio modo.
Queste due qualità mi pare di averle trovate in Emeli Sandè. Cantante di orgini zambesi con nazionalità scozzese, vive a Glasgow e mentre sperava di diventare una vera cantante studiava medicina all'università della sua città. Pare che cercasse addirittura di studiare come nascono le canzoni a livello neurologico. Davvero curiosa questa tipetta di 25 anni, che mi ha ricordato ai primi ascolti la grazie e la purezza vocale di Alicia Keys. Devo dire che la sua voce tersa e diretta mi è arrivata dritta in volto con canzoni come 'My kind of love', 'Mountains', 'Maybe' e 'Daddy'. Il primo ascolto del disco lasciava promettere male, il che per me è sempre un buon segno. Il primo ascolto di un disco non deve piacermi. Questa è una di quelle variabili che se si verificano lasciano il segno per il resto degli ascolti. Così è stato. Dopo qualche giorno di metabolizzazione non sono più riuscita a staccarmi dal disco.
Ho acquistato la versione 'special edition', dato che il suo disco è già in giro da un po'. Di 19 canzoni totali ce ne sono almeno una decina decisamente notevoli. Unica nota stonata: l'ennesima cover di 'Imagine' di JL di cui non ne posso più per quanto l'ho sentita.
Mi solleva sapere che ogni tanto un po' di musica decente ancora si riesca a scoprire. Meritato il successo di questa giovane cantante e tutti i premi che, soprattutto nel campo del soul e dell'R'n'B, in patria ha meritato.
Me ne sono tornata a casa da Londra con un bel regalo.
giovedì 8 novembre 2012
London Bridge is falling down...
Ma come fa una città così gettonata come Londra a sorprenderti ancora?
Lo fa mentre ti svegli al mattino e non piove...il sole squarcia il cielo, il vento ti spinge verso una lunga camminata autunnale nel cuore di un'Europa cosmopolita, brulicante, lucida.
Ti sorprendono il raffinato gusto di strade ben tenute, nonostante gli 8 milioni di abitanti che le calpestano, la pulizia dei luoghi pubblici e il tipico Lord inglese che mentre apri la cartina o consulti il tuo itinerario sull'ipod per la strada, ti chiede se hai bisogno di aiuto e con il sorriso sulle labbra, lo sguardo vitreo e la solita maniera di parlare alla stiff upper lip dà vita allo stereotipo del British man. Ma soprattutto ti cattura quel misterioso alone di storicità che ancora avvolge il Big Ben, dal quale immagini spuntare un uomo ricurvo che sbircia dalla cima la vastità del torbido Tamigi, oppure le luci sinistre e allo stesso tempo rassicuranti del House of Parliament.
Londra mi è sembrata una ragnatela, ovunque mi girassi ero preda delle sue maglie dorate. Oscura e vivace, tradizionalista e all'avanguardia, impossibile averne abbastanza o sentirsi soli...se dio salva la regina, io ne salvo la sua dimora.
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