MATRIOSKla

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lunedì 10 febbraio 2014

La sesta dimensione a Tokyo

Spesso sogno di trascorrere un sabato pomeriggio a leggere soltanto. Però sarebbe anche bello uscire di casa, entrare in un locale alla mano, silenzioso, intellettuale. Magari uno di quei posti dove si serve da bere e alle pareti ci sono solo scaffali. Sopra gli scaffali libri, libri e poi libri. La giornata è un po' uggiosa, mi va di bere un tè, verde o nero. Mi va di indossare qualcosa di casual, un paio di sneakers, una giacca di velluto, mi manca solo una poltrona e un libro da gustare. Spesso sogno di trovare un locale così dove abito, entrare e riconoscere i frequentatori del posto, incontrare qualcuno che sta leggendo il mio stesso libro. Chissà, magari Murakami e iniziare a parlarne, esprimere qualche pensiero, rileggere degli estratti. Poi passare ad un bicchiere di whisky, oppure a un bianco o una birra Asahi. Sogno troppo? A quanto pare non sono la sola. A quanto pare un posto così, nel mondo, esiste.
Si chiama Rokujigen e si trova a Tokyo, Giappone. Circa dieci ore di aereo. Un po' troppo per un sabato pomeriggio. Beati quelli che davvero frequentano questo posto. Entrano in un localino di legno, si accomodano sul tatami e sorbendo un tè verde, leggono Murakami. Proprio lì si ritrovano con altri fans dell'autore, con la stessa esigenza di discutere e condividere pensieri sui suoi scritti.
Un luogo quasi irreale, non a caso il significato del nome del locale in giapponese è 'Sesta dimensione'. Quale nome più azzeccato per la prosa visionaria e surreale di Murakami? Quale atmosfera più conturbante potevano dargli? Un po' come entrare all'hotel delfino in 'Dance, Dance, Dance'. Oppure un po' come sprofondare nel pozzo dell'Uccello che girava le viti del mondo', o un po' come andare a nascondersi nella foresta in 'Kafka sulla spiaggia'...Insomma, Jazz, aroma di caffè o tè e in un attimo chi entra al Rokujigen è pronto per aprire un'altra porta, passare in un'altra dimensione, sedersi e incontrare Murakami, che lavora al suo Peter Cat, mentre mette su vecchi vinili e butta giù appunti per scrivere il suo prossimo romanzo...
Qui di seguito il link di un video sul posto.

http://www.youtube.com/watch?v=vhFs8DOZsPs

martedì 4 febbraio 2014

Ritratti in Jazz - H. Murakami


Che cosa non si sarebbe disposti a leggere purchè sia qualcosa uscito dalla mente di un proprio idolo? Io, per esempio, sono disposta a sorbirmi qualsiasi cosa, pur di leggere ogni minimo stralcio di Murakami. Come evidente riprova del fatto che l'astinenza dal mio autore contemporaneo preferito ha potere su ogni cosa, sono stata disposta anche a leggere qualcosa di suo che non è un romanzo. Non che, in effetti, mi sia costata così tanta fatica o che abbia avuto alcuna titubanza, anzi. Forse il fatto che 'Ritratti in jazz' non sia un romanzo mi lasciava solo il semplice dispiacere di non avere pagine e pagine di fiction da poter divorare. L'argomento trattato nel libro, la musica Jazz, mi ha sorpreso fino a un certo punto.

 Sapevo già molto bene che il maestro ha una forte passione per questo genere musicale e sapevo anche che possiede una vastissima collezione di vinili di tanti musicisti jazz. Mi ha sorpreso, piuttosto, che 'Murakami l'impenetrabile' si sia aperto su un tema così soggettivo. Lui, solitamente così schivo, si è lasciato andare a intime rivelazioni sulle emozioni suscitate in lui dalla musica, fin da quando era un giovane studente. Lo ha fatto descrivendo brevemente i suoi idoli musicali da un punto di vista sempre diverso e casuale. Forse, sta proprio in questo la godibilità del libro; non si sa mai che cosa dirà l'autore del prossimo musicista. Me lo vedo Murakami...che dopo una giornata di scrittura e di joggin, si siede in poltrona, mette sul giradischi uno dei suoi innumerevoli vinili, alza il volume delle sue casse ormai datate, ma dalle quali - come lui stesso confessa nel libro - non riesce più separarsi, perchè altrimenti il ricordo della musica cambierebbe e mentre si gusta il suo bicchiere di whisky, piano piano si assopisce e comincia a sognare. Sornione. Come un gatto.

domenica 24 novembre 2013

Norwegian Wood - il film

Finalmente sono riuscita a vedere un film che ho rincorso per anni. Finalmente l'ho trovato e me lo sono gustato in giapponese con sottotitoli in italiano. La mia lettura di Norwegian Wood risale a molti anni fa. Era il 2001. E' stato il secondo romanzo che ho letto di Murakami e francamente non ricordavo benissimo la storia, quando ho cominciato a guardare il film. Ma soprattutto non ricordavo affatto che la storia dei due giovani protagonisti Watanabe e Naoko fosse così triste. Ero molto più giovane anch'io quando lessi il romanzo ed era forse un periodo della vita in cui si vive in maniera più totalizzante l'amore, specie quello infelice. Dunque tutta quella tristezza, presumo mi sia pesata meno di quella che mi ha preso guardando il film.
Avere poco più di ventanni e pensare di poter restare fedeli ad un amore contrastato e quasi impossibile sono un connubio perfetto. Forse anche questo è quello che succede a Watanabe che in una Tokyo degli anni 60 si innamora di Naoko, una ragazza tormentata dai sensi di colpa e dalla sua stessa infelicità. Il senso di responsabilità, che comincia ad affiorare quando la vita ti mette il cuore di qualcuno nelle tue stesse mani tormenta Watanabe tanto da fargli credere che quell'amore sia davvero il suo destino. Ma la vita ha in serbo per lui ancora molto, la vita che davvero lui sente scorrere in sè lo libera da ogni afflizione e lo trasforma in un uomo che dovrà continuare per la sua strada nonostante Naoko. 
Una storia che mi ha sempre lasciato perplessa, sia nel romanzo che, ora, dopo aver visto il film. Di certo un film che porta a riflettere, che rispecchia la classica vena cinematografica dei bei film giapponesi, che spesso non sono scindibili dal turbamento dell'animo umano. Film profondo e crudo.

venerdì 13 settembre 2013

I segreti di Murakami - T. Teruhiko

Data la segretezza e la scarsità di informazioni che circolano sul conto di uno scrittore così popolare come Murakami Haruki, perchè astenersi dal comprare un libricino come questo? 'I segreti di Murakami' di Tsuge Teruhiko male non fa. Anche se probabilmente non è un supremo saggio della vita e delle opere dell'autore esso è piuttosto una breve raccolta di notizie su di lui. E' interessante scoprirne gli esordi della sua carriera di scrittore attraverso una rapida ricostruzione della sua vita, dalla giovinezza ai nostri giorni, raccontati da godibili aneddoti e estratti delle sue interviste. I capitoli sono dedicati ai suoi anni di studente, all'incontro con la moglie e all'apertura del suo famoso jazz bar. Si prosegue poi con capitoli dedicati alle curiosità sulle sue passioni per i computer, le penne, gli scrittori e registi preferiti. Ovviamente non può mancare un capitolo dedicato alla sua passione per i gatti. Dal primo storico gatto 'Peter', che diede casualmente il nome al suo jazz bar, fino a quelli che ancora gli gironzolano per casa. Insomma un po' di tutto...un leggero intrattenimento, certamente ricco di spunti, in caso di astinenza da lettura dei suoi romanzi, di cui io ne so ben qualcosa.

giovedì 13 dicembre 2012

'Vedendo una ragazza perfetta al 100% in una bella mattina di aprile' - H. Murakami

Rileggendo questo brevissimo racconto tratto da 'L'elefante scomparso', che piuttosto sembra una pagina di un diario personale, mi è parso di scorgere qualcosa di molto familiare. Penso che quando Murakami scriveva la dinamica di un incontro d'amore fortuito e perfetto, che si ripete a distanza di anni, trasformandosi in una disfatta per l'ideale dell'amore stesso, stesse anche gettando le basi per buona parte del suo 1Q84. 
Sono molto contenta di aver scovato questo piccolo e misterioso particolare. Come sempre Murakami trova brevi ed efficaci parole per sentenziare la sua condanna all'amore mutevole nel tempo. Se un giorno un uomo fosse certo al 100% di aver incontrato la sua ragazza ideale per strada, in una bella mattinata di aprile, ritroverebbe la sua perfezione e soprattutto l'emozione di quel primo ricordo e di quella prima attrazione, anche dopo molti anni? E' così che Murakami, credo, voglia parlare di come i nostri gusti in materia d'amore possano cambiare, o peggio ancora di come le cose possano mutare, tanto da diventare quasi irriconoscibili. I due protagonisti del racconto, infatti, ritrovandosi sulla stessa strada, nello stesso punto e provenendo dalla stessa direzione, reputano quel segno del destino ormai irrilevante. Sono stanchi dell'amore, sono indifferenti alla bellezza, sono distratti dalla vita e condannano la loro promessa ad una disfatta, tanto da sfiorarsi appena e accettare persino la loro tristezza per quel gesto perduto. Se l'amore li aveva fatti incontrare all'inizio, aveva dato loro speranze, sogni e nuova energia, li aveva fatti anche diventare completamente diversi, il tempo li aveva trasformati attraverso altri amori e altre avventure in quello che non erano mai stati prima e dunque la perfezione di quel primo sguardo agli occhi dell'altro, alla fine, li aveva abbandonati per sempre.
In poche pagine il sunto, l'ascesa e la caduta del senso dell'amore, visti attraverso lo sguardo disilluso del maestro Murakami. Sempre prezioso.

sabato 8 dicembre 2012

Il gatto nero

Guai a chi spara contro i gatti, soprattutto quelli neri. Adoro i gatti e non capisco e non capirò mai tutti quelli che si lasciano influenzare dalle dicerie e dalle superstizioni che affliggono quelle splendide creature feline che sono i gatti neri. Trovo che il gatto nero sia uno degli animali più eleganti e misteriosi del nostro pianeta...chissà cosa penserà quel gatto che ci volta le spalle e guarda silenzioso fuori dalla finestra...chissà cosa desidera, che cosa ricorda, cosa vorrebbe dire, chissà che cosa vede. Mi affascina l'eleganza della postura e dell'incedere; il gatto è un equilibrista, un giocoliere, un trapezista, un acrobata di gomma, che ti guarda da lontano, riesce a fissarti ininterrottamente da vicino e il suo sguardo fende il vuoto, le orecchie si alzano e si abbassano come seguendo una musica nascosta, come se stessero ascoltando voci che non sono di questo mondo. I gatti sono alieni, sono spie, sono tra noi e guardano tutto quello che facciamo, attraverso un codice ignoto trasmettono informazioni segrete su di noi nel cosmo e un giorno partiranno per tornare da dove sono arrivati... 
Per il gatto il giorno e la notte non esistono. Per dormire il gatto non ha bisogno del  buio e per vivere non ha bisogno della luce, non ha regole, non ha tempi, non ha inibizioni, non ha esigenze. Il gatto è solitario, muto, imperscrutabile, allegro e al tempo stesso lunatico, diffidente, autarchico e indipendente. Povero gatto di cui si dice sempre tanto male...Il mio Murakami adora i gatti e ne parla sempre nei suoi romanzi, li fa parlare e li rende protagonisti, li rende oggetto di contesa, di adorazione, li vede enigmatici, rivelatori di verità ultime ed escatologici per via del loro strano destino nel mondo. Sono stati presenti in molti dei suoi romanzi e racconti, primo fra tutti 'L'uccello che girava le viti del mondo', ma anche in 'Kafka sulla spiaggia', dove un uomo conosce il linguaggio e il modo per parlare con i gatti, oppure in 'Nel segno della pecora', dove un gatto chiamato sardina, ad un certo punto sembra la chiave di tutto. Infine mi ha stupito fino all'inverosimile la storia nella storia che si trova in '1Q84', quella de il paese dei gatti'. Ma anche in 'Dance, Dance, Dance' ricompare e poi scompare di nuovo Sardina, il gatto del protagonista del romanzo. Penso sempre che i gatti siano animali che piacciano di più alle donne, per questo mi stupisce e mi intenerisce vedere un uomo, come per esempio Murakami, che ama i gatti, perchè per amare un gatto ci vuole una sensibilità diversa che non per amare altri animali. Comunque sia, rispettate i gatti...soprattutto quelli neri, perchè non portano sfortuna, ma soltanto magia.

giovedì 22 novembre 2012

La Cina secondo Murakami

C'è un elefante, ma poi a un certo punto non c'è più e allora Haruki Murakami decide di farci un racconto e questo racconto finisce in una raccolta che si chiama 'L'elefante scomparso'.
Ma oltre all'elefante ci sono un nano ballerino, canguri e mostriciattoli verdi...ma non si parla di animali. Qui si parla di pensieri, di poteri soprasensibili e soprattutto di visioni. Il racconto è sicuramente quel ricettacolo interiore nel quale Murakami, di solito, riversa tutta la sua vena surreale. Dunque è inutile, talvolta, trovare un nesso tra l'inizio e la fine di un racconto. Talvolta, gli amici ai quali ho consigliato di leggere questa raccolta, mi chiedono che cosa vi trovi in queste letture. Per alcuni di loro trovare un senso alla narrazione è impossibile. Io rispondo che non sempre importano la storia o il suo sviluppo. Talvolta importa solo come ci sentiamo dopo aver condiviso certi bizzarri e insoliti pensieri. Quando scopro che certi pensieri non sono solo miei, mi 'accontento', e per me diventa un lusso, del piacere di vederli scritti proprio come avrei voluto fare io. Per esempio quando ho letto questo passo, per un attimo, ho pensato di avere il signor Murakami appollaiato nella mia mente.


da 'Una lenta nave per la Cina'

'...La Cina.
Ho letto un sacco di libri sulla Cina. Dagli Annali a La stella rossa cinese. Eppure la mia Cina esiste soltanto per me. In altre parole è me stesso. Come esistono soltanto per me New York, Pietroburgo, la Terra e l'Universo. La Cina gialla che occupa un'estesa superficie della Terra. Non credo che visiterò mai quel paese. Quella non è la mia Cina. Come non andrò a New York o a Leningrado. Non sono posti per me. Il mio vagabondare si svolge nella metropolitana o sul sedile posteriore di un taxi. Le mie avventure hanno luogo nella sala d'aspetto di un dentista o allo sportello di una banca. Non posso andare da nessuna parte, e non ci vado.
Tokyo.
Poi un giorno, in un vagone della linea Yamanote, persino questa città di Tokyo ha incominciato a perdere la sua realtà...Proprio così, questo non è un posto per me. Prima o poi le parole si esauriranno, i sogni si infrangeranno. Come se quell'adolescenza confusa che sembrava dover durare per sempre si fosse dileguata...'

domenica 21 ottobre 2012

1Q84

 L'ho lasciato sedimentare sullo scaffale della mia libreria per un bel po'. Dopo di quello non mi sarebbe rimasto altro da leggere di Haruki Murakami. Mi ci sono voluti mesi per avvicinarmi a questo che era annunciato come un capolavoro, anzi IL capolavoro del grande maestro.718 pagine, un caleidoscopico scritto, costellato di storie incastrate una dentro l'altra, come scatole cinesi. Uno di quei libri che ho giá battezzato come 'rompicapo'. Difficile da seguire come un labirinto, pericoloso da toccare come una porta a doppio fondo, ma soprattutto surreale. Un omologo 'letterario' di Donnie Darko, ma senza i viaggi nel tempo. Un lieve richiamo ai monumentali intrecci della letteratura russa tanto cara all'autore e un cervellotico e sotterraneo richiamo a 1984 di Orwell. Prima di iniziare il romanzo, ho deciso che non avrei letto nulla riguardo alle possibili interpretazioni che hanno addirittura dato vita ad altri romanzi e saggi per spiegare 1Q84. Non volevo essere influenzata da niente e nessuno, ma questo mi é costato fatica nel seguire l'intento, la grande metafora partorita da una mente che pare non avere piú interesse per ció che delimita il reale dal surreale. Forse in questo é sempre stato il genio dell'autore, che spero quest'anno venga premiato con il meritato Nobel.
Per quanto riguarda la storia c'é solo da capire una cosa: l'amore é il filo conduttore di tutto, ma quel filo conduttore é un filo invisibile o forse un cavo carico di elettricità, o magari, sebbene siamo nel 1984, una connessione virtuale tra la terra e la Luna e la sua gemella.
Non pensate di potervi perdere tra le settecento pagine, vi ritroverete, come si ritrovano Romeo e Giulietta...sotto mentite spoglie, in un mondo parallelo.

mercoledì 2 maggio 2012

Haruki Murakami - Pinball 1973

Sono sempre troppo di parte, lo so. Ma non riesco a resistere alla prosa completamente sciolta, senza confini, senza forma, senza dimensioni, senza regole di questo autore. Quindi 'Pinball 1973', che è forse l'epitome della sregolatezza creativa, insieme a 'Hear the wind sing', non poteva che piacermi.
No, non è una lettura semplice. Ma non perchè sia un mattone, o sia sommerso da parole. Al contrario, perchè la sua scarna illogicità rende tortuosa la comprensione. Nel momento in cui credo di riuscire a seguire un discorso, Murakami lo fa scomparire nei meandri del suo tipico 'Bogu', cioè 'Io' narrante. L'uomo che è ipnotizzato da un flipper, che diventa la sua ossessione è anche quell'uomo che lavora tranquillamente in proprio traducendo dall'inglese montagne di carta e che annega i suoi pensieri sconnessi in fiumi di birra, ai confini mentali di un bar. Il Ratto, che costituisce il minimo di comune denominatore della trilogia ('Hear the wind sing',  'Pinball 1973', 'Nel segno della pecora') è una presenza ignota, 'ubriaca', un relitto della coscienza di 'Bogu'? Chissà...E chi sono le gemelle senza nome, che convivono nello stesso letto di 'Bogu'? Non importa...I perchè delle risposte sono vaghi, le riflessioni emotive di 'Bogu' sono tutto ciò che conta, siano esse fantasie o realtà. Per lo più sono alienanti.
Questo breve romanzo è l'apice dell'assurdo di Murakami, forse fin troppo esasperato per una lettura popolare, quale ormai è diventata quella del Murakami contemporaneo. Mi chiedo se lo stile distaccato di un autore visionario e se le atmosfere surreali create attraverso un protagonista apatico e introspettivo come quello di 'Pinball 1973', possa trovare seguito e concorrere con l'aberrante ripetizione della narrativa moderna, che celebra l'ovvietà e l'iper realismo dei nostri giorni. D'altronde non mi importa molto...farò come 'Bogu', al massimo mi prenderò una birra per pensarci su.
Pubblicato nel 1980 in Giappone, secondo romanzo di Murakami, ad oggi si trova solo l'edizione inglese, sempre grazie alla pubblicazione della casa editrice Kodansha.

giovedì 19 aprile 2012

Haruki Murakami - Hear the wind sing

Procedo a gambero. Procedo al contrario, ma per cause di forza maggiore. La mia più recente lettura di Murakami corrisponde al suo primissimo scritto, 'Hear the wind sing'. Si tratta del primo racconto di Murakami pubblicato da Kodansha English Library a grande richiesta del pubblico e dei fan dell'autore giapponese, il quale non ha mai voluto pubblicare questo primo lavoro al di fuori del Giappone, dove invece ha visto la luce nel lontano 1979.
Innanzi tutto vorrei parlare della reperibilità dello scritto, che insieme a 'Pinball, 1973' è praticamente introvabile se non online. Non è mai stato nè tradotto, nè pubblicato in Italia e io l'ho comprato tramite Amazon americano e l'ho letto in inglese. Ho acquistato questi fantastici mini-libri impacchettati come origami, alla giapponese, per la bellezza di ben 25 dollari ciascuno. Le recensioni dicevano che i libri sono pressochè introvabili anche in America e che solo grazie alla pubblicazione internazionale della casa editrice giapponese Kodansha era possibile trovarne la traduzione. Li ho comprati subito, sfruttando il vantaggio della traduzione inglese di Alfred Birnbaum, pensando che era davvero buffo dover leggere la traduzione in inglese-americano, dall'inglese in cui Murakami ha deciso di scrivere questo romanzo. 
La storia è, come molti dei primi romanzi dell'autore, piuttosto seminale. Insieme a 'Pinball, 1973' e 'Nel segno della pecora', viene considerato parte della trilogia del 'Ratto'. In tutti e tre questi brevi romanzi/racconti, infatti, compare lo stesso personaggio con questo soprannome, anche se ha ogni volta un'identità diversa.
E' stato difficile leggere questa storia perchè non si tratta di una vera e propria storia. Non si trovano un'unità di tempo e spazio entro i quali viene raccontata la vicenda. Almeno, non la si trova nella maniera classica. Il protagonista senza nome (defintivo 'Boku' o 'Io-narrante' in giapponese) si trova nel suo paese d'origine per il break estivo dall'università. In quello che viene definito un 'pastiche' letterario, si svolgono piccole vicende di 'personaggi-antenati' di molti altri che si sveleranno nei successivi e più noti romanzi di Murakami. Il protagonista frequenta il bar di J, dove stringe amicizia con il Ratto e incontra una ragazza con la quale stringerà una relazione non ben definita. 
Ho trovato, in questo brevissimo romanzo, tutte le impronte primordiali della narrativa e delle tematiche di Murakami, ne ho intravisto il giovane talento, la vena introspettiva, la ribellione letteraria, che nel lontano 1979 fu considerata come un atto di non sottomissione al filone letterario che il Giappone, fin ad allora, aveva prodotto. In un interessantissimo volume di linguistica e semiotica intitolato 'Haruki Murakami. The simulacrum in contemporary Japanese culture' (di Michael Seats, acquistato in lingua inglese, nella pubblicazione americana), ho potuto leggere le interpretazioni di questo romanzo, le critiche e le opinioni che arrivano a classificare Murakami come il primo scrittore 'urban', 'metropolitano', che introduce i linguaggi e i segni della pubblicità e della società massmediatica, che a quei tempi cominciava a scalciare.
Ancora una volta, un segno di quanto questo autore fosse un visionario precorritore dei tempi.
Per tutti i fans di Murakami, un pezzo che non può mancare, anche per il suo delizioso packaging.

martedì 27 marzo 2012

Haruki Murakami and the music of words - J. Rubin

Scritto da Jay Rubin, 'Haruki Murakami and the music of words' è un illuminante saggio prodotto da un autore che è stato ed è tuttora il principale traduttore delle opere di Murakami in inglese, per il pubblico americano.
Consiglio questo libro, di cui esiste solo la versione in inglese per il momento, a tutti i fans di Murakami che vogliano sapere di più riguardo a questo autore così schivo e riservato. Rubin rivela interessante elementi biografici e aneddoti della vita privata di Murakami, spiega come egli abbia inventato un genere e uno stile mai visto prima nella storia della letteratura giapponese. Nel libro si ritrovano brani presi da interviste condotte da Rubin al suo idolo letterario attraverso collaborazioni che sono durate dal 1993 al 2001.
Mi sono gustata e centellinata ogni pagina di questo saggio, dal quale si deducono interpretazioni e analisi delle opere dell'autore giapponese, ma si apprendono anche piccole curiosità biografiche e divertenti situazioni, si capisce come mai Murakami abbia vissuto così tanto all'estero, quali siano stati i suoi rapporti con il pubblico e gli studenti che di lui hanno scritto e studiato e soprattutto si ha un'ampia e panoramica visione della musica, non solo citata dai romanzi stessi, ma anche di quella che emana dalle parole e dalla seducente prosa che da anni ormai costituisce il successo concreto di Murakami scrittore.
Un libro dal quale si possono attingere anche tecniche e strategie di scrittura, che lo stesso Murakami spiega e  svela attraverso le sue stesse parole.

martedì 28 febbraio 2012

La solitudine secondo Murakami

C'è una raccolta di Haruki Murakami che si chiama 'I salici ciechi e la donna addormentata', che è stato edito in Italia l'anno scorso, che contiene innumerevoli racconti dell'autore giapponese di cui vi ho già varie volte postato.
Tra questi, ne esiste uno che si chiama 'Tony Takitani'. Quando lessi questo racconto pensai alle persone che, per natura, preferiscono la solitudine, la vivono come uno stato naturale e ne traggono, per di più, un gran beneficio, tanto da trovarsi nella condizione in cui non vorrebbero che essere soli. Tuttavia, nonostante essi non facciano nulla per liberarsi dalla propria condizione di isolamento, sentono un giorno, un pulsante e improvviso desiderio di sconfiggere la propria solitudine. Questo è quanto si legge dalla storia della vita del personaggio Tony Takitani inventato da Murakami.
Il concetto di solitudine espresso in questo racconto non ha nulla a che vedere con quello espresso attraverso la storia di 'The year of spaghetti'. Qui si tratta di un tizio al quale la solitudine sembra destinata. Qualsiasi siano le deviazioni temporanee della sua vita, il cerchio si chiude al punto di partenza, cioè di nuovo nell'isolamento. Il rapporto distaccato con il padre, l'unione matrimoniale con una donna assorbita dalla sua ossessione per i vestiti, di cui non riesce a carpirne l'origine e nemmeno si cura di farlo se non allo stremo della sopportazione, imprigionano Tony Takitani dentro la sua stessa gabbia di misantropo.
Tipico delle persone sole è il suo attaccamento materiale alle cose e, allo stesso tempo, la frustrazione che prova a possederle senza avere la minima idea di che farsene. I vestiti della moglie sono troppi e troppo legati alla sua figura, i dischi di vecchio jazz della collezione di suo padre sono l'unica eredità davvero personale che lo legano al ricordo del defunto. Eppure alla fine questi oggetti diventano talmente ingombranti nella sua mente, da volersene frettolosamente disfare. Essi sono un rumoroso elemento di disturbo per la sua solitudine, l'ultima cima da slegare per salpare in solitaria verso un definitivo mare di solitudine.
Una visione inusuale è quella che Murakami ha di essa. D'altronde è risaputo che lo stesso autore sia un personaggio piuttosto schivo e che lo sia stato fin dalla sua giovinezza. Forse in questo racconto c'era una volontà di raccontare non un disagio, ma un bisogno, una condizione, una predestinazione.
Un racconto malinconico, un'eco affondata nel cuore del protagonista, una smorfia di laconica rassegnazione.
Tony Takitani è diventato nel 2004 un film pluripremiato del regista giapponese Ichikawa Jun con musiche di Ryuchi Sakamoto.

giovedì 12 gennaio 2012

Murakami Haruki e il suo compleanno

Oggi 12 gennaio apro il mio primo post del nuovo anno 2012 celebrando, attraverso questo blog, il compleanno di uno dei miei idoli letterari di cui ho parlato e parlo spesso: Haruki Murakami.
Da un po' di tempo raccolgo informazioni biografiche su questo autore e poichè si sa piuttosto poco di lui, nonostante la sua fama, ho dovuto spulciare parecchio tra vari siti, articoli, recensioni e interviste.
Murakami nasce a Kyoto, ma fino all'adolescenza vive a Kobe e solo successivamente si trasferirà a Tokyo per seguire gli studi letterari, che interromperà poco dopo per sposarsi e per aprire un locale di jazz bar; decisione presa in seguito alla sua passione per la musica. Proprio le notti passate a lavorare al locale saranno, per Murakami, momento di creazione per le sue prime opere letterarie. In questo mi ricorda, ad esempio, Franz Kafka che di giorno lavorava alle Agenzie Generali e di notte scriveva, perchè a suo stesso dire, non poteva farne a meno. 
Ci sono parecchi dati biografici che mi incuriosiscono. Tra questi c'è il racconto di come Murakami venne folgorato dalla decisione di diventare scrittore durante una partita di baseball. Sarà che me li vedo proprio i giapponesi con il guantone e la mazza da baseball, sarà che mi vedo Murakami con i popcorn e la coca cola seduto sugli spalti illuminato da una luce soprannaturale, come una gigantesca mano che proviene dall'alto, che gli infonde il dono della scrittura. E' un'immagine surreale, proprio come lo saranno le sue opere.
E' del 1979 la sua prima pubblicazione 'Ascolta la canzone nel vento' al quale segue 'Flipper 1973'.
Ma il suo primo vero romanzo, forse anche il più dimenticato è del 1982 'Nel segno della pecora', quello che apre le danze e che ci svela le arterie principali dello scrittore: la subrealtà, il modello di uomo murakamiano alienato, senza lavoro e attratto da donne bizzarre, il gatto senza nome, i personaggi con nomi stravaganti, l'eroe senza identità, la ricerca, la sparizione oltre il confine reale. E' tutto già lì, in quel primo romanzo eppure il bello ancora deve venire perchè nel 1985 esce 'La fine del mondo e il paese delle meraviglie', dove l'irrealtà è tutta dentro la mente del protagonista e, con questo romanzo, si capisce come Murakami sia in grado di rielaborare la sua personale percezione del surreale fino a dove può spaziare senza mai risultare ripetitivo, nonostante l'attaccamento a certe tematiche. Anzi, da qui parte la dipendenza alla lettura di Murakami, di cui si sa che i suoi lettori patiscono.
Non c'è libro di Murakami senza musica. D'altronde la vita dell'autore stesso è legata ad essa, non a caso aprì quel locale, chiamato 'Peter Cat' e non  a caso dichiara di possedere circa diecimila vinili di musica jazz e classica. Un collezionista, un estimatore, un conoscitore di musica. Tra questa, nella sua adolescenza, non poteva mancare quella dei Beatles al quale l'autore dedica indirettamente il libro che lo consacra al successo 'Tokyo blues Norwegian Wood'. Con tre milioni di copie vendute in Giappone, nel 1987, Murakami diventa un cult raccontando la società giapponese degli anni 60 e a tratti anche la sua vita, scandita dalla musica di quei tempi, ma anche dai tragici eventi autobiografici narrati.
Segue un altro monumentale romanzo 'Dance dance dance', dove ritornano i fantasmi dell'uomo pecora nascosto nell'hotel chiamato delfino e il mistero diventa forse realtà. E' la fine; non si può più fare a meno di leggerlo e nonostante per svariati anni ci siano solo pubblicazioni di racconti, 'A sud del confine a ovest del sole' del 1992 'L'elefante scomparso' del 1993, essi sono magnifici preludi ad un romanzo mastodontico come 'L'uccello che girava le viti del mondo' del 1995.
Se dovessi proprio dire che cosa non mi piace di Murakami direi 'Underground', che più che una scrittura è un documentario ispirato all'attentato alla metropolitana di Tokyo scritto nel 1997.
Seguono 'La ragazza dello Sputnik' del 1999, di cui mi ha sempre divertito il titolo, perchè mi ispira qualcosa di ovviamente sovietico e l'altra raccolta di racconti dedicati al terremoto di Kobe ' Tutti i figli di dio danzano' del 2000.
Gli ultimi racconti, tra l'altro magnifici, sono quelli di 'La donna dormiente e il salice piangente'  del 2002 al quale fa seguito 'Kafka sulla spiaggia' (di cui non mi sorprende il nome) e solo sei anni dopo nel 2008 esce un altro pezzo fortissimo con 'Afterdark'. Gli ultimi romanzi sono 'L'arte di correre', che è in realtà un saggio biografico e il recente '1q84'.
Mi diverte il personaggio Murakami, egli è apparentemente l'opposto dei suoi personaggi. E' disciplinato, si alza alle 4 del mattino, va a correre, ascolta musica e scrive fino a mezzogiorno. Mi sembra quasi un soldatino, con quel fisico da podista che si è fatto per combattere una certa propensione alla pinguedine da vita sedentaria e da astinenza da fumo di sigarette. Poi a volte penso a quella scrivania immensa di tre metri e il divano messo lì di fianco dove ogni pomeriggio lo scrittore si abbandona ad una sana siesta, mentre ascolta la musica soffusa di Schubert. Deve essere un tipo simpatico un uomo che ama così tanto i gatti! Ci sono gatti ovunque nei suoi romanzi e spesso sono elementi chiave. Non posso non sorridere pensando a quello che ha deciso di chiamare 'sardina'.
A un passo dal Giappone, alle isole Hawaii, si trova una delle tre case di Murakami. Stamattina presto sarà uscito a correre, avrà preso la strada meno battuta, ma comunque avrà continuato a tenere d'occhio il mare e forse il suo orologio da polso digitale. Nelle orecchie vecchio jazz da lui così amato e per festeggiare il suo compleanno, avrà pensato magari ad una nuova trama da dare in pasto alla sua fantasia, un regalo per sè e per  tutti noi lettori.

mercoledì 21 dicembre 2011

Ramen, Murakami e 'il tuffetto'

Data  la mia passione per i ramen, potete immaginare la mia euforia quando ho visto il mio amico Taichiro tirare fuori, dalla sua busta dei regali, questi due variopinti pacchettini. D'accordo che sono ramen istantanei e che non hanno niente a che vedere con quelli fatti al momento, ma almeno sono già qualcosa.
Per il mio classico pranzo in solitaria, immaginando di sedere ad uno dei mille locali di ramen che popolano Tokyo all'ora di pranzo, mi sono accomodata al mio tavolo di cucina e mi sono immersa nell'atmosfera giapponese. Non poteva mancare la mia tazza di tè verde e il mio compagno per il pranzo. Cioè un racconto da rileggere mentre sorbisco rumorosamente questi tagliolini esotici.
Per un piatto come il ramen, ho scelto un bizzarro abbinamento con un racconto che si chiama 'Il tuffetto'.
La scelta, in realtà, è stata casuale. Non che io mi ricordi tutti i racconti che ho letto di Murakami, ma di solito apro una pagina a caso, comincio a leggere e vedo se mi ricordo ancora quel racconto.
In questo caso, ricordavo solo che il titolo era assai bizzarro, tanto che, siccome avevo letto il racconto in inglese, avevo fatto fatica a tradurlo.
Anche in italiano suona strano. Pare che il 'tuffetto' sia una specie di anatroccolo davvero bruttino che si nutre di molluschi e simili e che non sia affatto commestibile, o che almeno abbia un sapore decisamente poco gradevole, come dice lo stesso  Murakami. 
Che strano racconto...ma proprio per questo mi è piaciuto. Mi ha ricordato di sicuro due illustrissime opere d'arte, che mi convincono sempre più del fatto, che tutto sia davvero estremamente collegato. 
La prima opera è 'Il processo' di Kafka. Quando si racconta la storia 'Davanti alla legge', davanti a quella fatidica porta riservata ad 'un unico uomo' c'è un guardiano che, in verità, continua a respingere proprio quell'uomo alla quale la porta è destinata. Allo stesso modo, in questo racconto, al protagonista viene chiesta una password e le speranze di poterla indovinare sembrano quasi nulle. Al contrario dell'uomo kafkiano, però, quello di Murakami pare uscirne vincitore. Sebbene la password - il tuffetto, appunto - sia una parola davvero assurda, la indovina e ottiene udienza davanti al 'tuffetto' in persona, che sarà il suo futuro datore di lavoro. Forse che Murakami abbia voluto farci capire quanto distorta possa essere la nostra percezione di un datore di lavoro, tanto da assomigliare ad un brutto e bizzarro animale? No, forse non era un messaggio così materiale. Il significato è probabilmente, come sempre, nascosto nell'indole onirica dei racconti di Murakami, che lo contraddistinguono e fanno di lui un genio visionario.
La seconda opera d'arte che questa storia mi ha ricordato è, ovviamente, 'Eyes wide shut' di Kubrick. Quando Tom Cruise, si reca alla festa-orgia segreta ha bisogno di una password e a causa di una seconda ignota parola d'ordine, che lui non conosce, viene allontanato dalla festa e minacciato perchè non provi più a tornare.
Insomma, saranno coincidenze oppure sarà che tutti quelli che scrivono, ahimè, ad un certo punto si ripetono, oppure sarà che tutto è collegato, perchè tutti i grandi geni pensano allo stesso modo.
Io comunque continuo a gustarmi queste perle di Murakami, questi fumanti spaghetti giapponesi in brodo e  quella strana e piacevole sensazione di deja-vu.

martedì 13 dicembre 2011

Murakami Haruki e 'Nausea 1979'

Ogni tanto rileggo i meravigliosi racconti di Murakami. Questo mite inverno concilia. Non è troppo immobilizzante, ma ogni tanto fa anche venire voglia di accomodarsi con una lettura piacevole, di quelle oculatamente scelte. Riserbo i miei momenti di solitudine diurna ad una mia personale cerimonia del tè, che di quella vera non ha niente. Forse di originale ci sono solo il tè verde che arriva dal Giappone e la teiera con la tazza, che mi sono stati regalati dalla mamma di Taichiro, durante la nostra permanenza a Osaka. Aggiungerei anche il mio prezioso tappetino da tè di Hello Kitty, che ho comprato a Tokyo. Insomma tutto combacia perfettamente, rimane solo la scelta del racconto.
Di recente ho riletto 'Nausea 1979'.
Per prima cosa mi ha stupito il fatto che, di tanti racconti che ho letto, questo è probabilmente l'unico in cui finora il Sig. Murakami viene citato con il suo nome. Il protagonista del racconto è un giovane amico dell'autore, un illustratore di racconti e collezionista di dischi jazz degli anni '50 e '60, con il quale Murakami scambia alcuni pezzi della sua collezione e del quale conosce la turbolenta vita privata e sessuale. Il protagonista, di cui non si sa il nome, ha il vizio di intrattenere relazioni fisiche solo con le fidanzate dei suoi amici.
Grazie ad un diario personale, il giovane riesce, a distanza di anni, a rammentare il periodo preciso in cui si verifica un inspiegabile avvenimento. Dal 4 giugno al 14 luglio del 1979, le sue giornate sono caratterizzate da una forte nausea, che lo porta a rigurgitare tutto ciò che ingerisce, sia cibo che liquidi. A questo fastidioso problema, si aggiunge il ricorrere di una telefonata anonima che lo perseguita ovunque si muova e si trovi.
Il piccolo mistero che avvolge questo evento si risolverà semplicemente con la sparizione della nausea e della telefonata, così come erano altrettanto semplicemente comparse.
Il tema di questo racconto evoca il quesito esistenziale del senso di colpa. Ancora una volta potrei vedere la passione di Kafka dell'autore. Quest'ultimo, infatti, aveva fatto del senso di colpa una sua costante letteraria.
Nonostante l'abietta abitudine del protagonista di questo racconto di intrattenere relazioni con donne già impegnate e la sua totale indifferenza alla moralità di questo comportamento, qualcosa in lui di simile ad una coscienza psicofisica si risveglia comunque. Forse quella telefonata è un'eco dei suoi rimorsi, forse quella nausea è una risposta incondizionata alle sue azioni. La chiamata è un giudizio, la nausea è una purificazione o l'inconscia volontà di questa. Ma, durante la dissertazione finale dei due personaggi, si profila anche l'eventualità del caso.
Murakami vuole, forse, mostrare entrambi i lati possibili di una vicenda senza fornire un giudizio definitivo, ci mostra come l'uomo possa essere al tempo stesso vittima di se stesso e carnefice nel mondo o come possa non essere nemmeno alcuna delle due cose.
Come sempre adoro l'introspezione psicologica dei personaggi. Adoro l'attenzione al particolare, il dettaglio che diventa condizione universale umana, come sempre ammiro il modo in cui Murakami riesca a tirare fuori da un apparente nulla un caso letterario e umano sul quale riflettere.
Non consigliato ai deboli di stomaco!

sabato 10 dicembre 2011

Murakami Haruki - Nel segno della pecora

Sarà che il Giappone mi sembra già al confine del mondo e sarà che un romanzo ambientato in quel paese mi allontana infinitamente da tutto e poi sarà che la scrittura di Murakami catapulta la mente in un non-spazio, ma 'L'uomo pecora' o come viene richiamato nella nuova edizione 'Nel segno della pecora' è stata, per me, una delle letture più stranianti del maestro. 
C'è un certo non-uomo che deve salvare la propria vita trovando una pecora. Essa pare responsabile di un complotto nel quale è coinvolto l'amico del non-uomo e mentre questo non-uomo o non-ancora-uomo cerca una specifica pecora in un gregge allargato a tutti gli spazi e a tutti i tempi, mentre in tasca si ritrova il numero di telefo no di Dio, datogli da un bizzarro autista. Alle pendici di un zona di montagna solitaria, si ritrova a parlare con l'archetipo della pecora, cioè 'l'uomo pecora' e dopo aver lasciato la sua vecchia vita, il suo lavoro e la moglie, questo non-uomo, che non-ha-neppure- un-nome tornerà alla riconquista dell sua esistenza.

Com'è difficile scrivere questo post! Come posso scrivere di un uomo che non ha nemmeno un nome, la cui vita esiste appena e farvi capire perchè questo romanzo di Murakami mi sia piaciuto fino all'inverosimile. Sarà perchè l'inverosimile è l'arma più efficace, che usa questo autore, per creare la propria letteratura. Sarà che il destino mi ha fatto leggere questo suo romanzo, che è il primo che ha scritto, per ultimo. Come se avessi chiuso un coperchio, poco prima che uscisse 1Q84, avevo chiuso le mie letture di Murakami, proprio laddove lui aveva iniziato le sue scritture. Una parabola che è diventata un cerchio, che ha chiuso il bizzarro scorrere della produzione dell'autore, con una sorta di eterno ritorno. Eccolo di nuovo l'Hotel del  Delfino, eccolo quel minuscolo e insignificante esemplare che va sempre a finire nel vuoto, che precipita nei pozzi e nei sogni tridimensionali, che galleggia spazzato via da un'onda anomala fino alle propaggini del mondo ancora inesplorato, disabitato, un mondo non ancora creato. Ecco dove aveva trovato la notte infinita di After Dark, le oscure vite sotterranee della fine del mondo, gli obliqui riverberi del sole di un bambino sulla spiaggia. Ho capito tutto. Ho ritrovato quello che avevo perso lungo la strada, partendo dalla fine e risalendo l'origine come  una rivelazione. Sempre magnifico Murakami.

lunedì 14 novembre 2011

Il nuovo libro di Murakami

Si chiama 1Q84 e ovviamente ricorda il suo gemello più famoso: il monolitico e Orwelliano 1984, mito indiscusso dell'era post-moderna, che creò il concetto di grande fratello. Quello vero, quello reale, quello sociale, però, e non quello dei reality show.
Quella Q del titolo di Murakami, se pronunciata nella lingua originale, rievoca per assonanza linguistica il modo in cui si dice il numero 9 in giapponese, che, combinazione è anche uguale alla pronuncia inglese della lettera 'Q' (kyuu). Ma alcuni critici hanno già intravisto in quella, anche il simbolo della Q di 'question', cioè di domanda. Il grande interrogativo, il punto di domanda.
A quello che ho già letto in rete, l'edizione italiana uscita nelle librerie l'8 novembre scorso, raccoglie il primo e il secondo volume dei tre già scritti e pubblicati in Giappone. 1Q84 è andato a ruba nel suo paese e negli Stati Uniti e si prevede il solito enorme successo di pubblico anche qui in Italia.

La storia non ve la racconto, anch'io l'ho leggiucchiata a malapena qui e là su alcuni siti, ma non voglio sapere molto. Voglio solo andare a comprarlo, lasciarlo sedimentare un po' nella mia libreria, aspettare che la curiosità mi abbia totalmente divorato e poi cedere come una donnicciola qualunque al fascino irresistibile di quel primo momento in cui si apre il libro, si sfiorano le pagine, che odorano di nuovo e iniziare a leggere, come se sotto ogni parole vi sia la trama di un'altra.
Un po' come di solito fa lo stesso Murakami, che ci fa intravedere da una piccola finestra la realtà e poi al di qua di questa finestra, tra noi ed essa ci fa percorrere infiniti spazi, infinite altre realtà parallele, nuove prospettive e interpretazioni. Starò a vedere, questa volta, quali sono quelle dei due protagonisti Aomame e Tengo catapultati all'indietro nel fatidico 1984.

sabato 30 luglio 2011

Murakami Haruki e 'The year of spaghetti'

Quando sono in astinenza da ramen, mi attacco alle poco raccomandabili confezioni leofilizzate che trovo comodamente al supermercato e, illudendomi che queste possano darmi le stesse sensazioni di un ramen giapponese cucinato in un vero ristorante, mi siedo al tavolo e inizio a gustarmeli.
Tempo fa, trovandomi con la testa quasi del tutto affogata nella scodella e con tanto di bacchette e cucchiaio per gustare (e ahimè anche succhiare proprio come fanno i giapponesi) i miei spaghetti pronti, mi è capitato di ripensare a un racconto del maestro Haruki Murakami.
Ovviamente il collegamento non era poi così improbabile dato che il titolo recita The year of spaghetti.
Si tratta di uno dei 24 racconti contenuti nella raccolta Blind Willow, sleeping woman, che ho letto nell'edizione americana. In italiano il libro si chiama 'I salici ciechi e la donna addormentata' ed è di recente pubblicazione, precisamente del 2010.

Ho provato a fare questo esperimento di degustazione ramen e di lettura, allo stesso tempo, di questo breve racconto, dove Murakami narra la storia di un tizio che non riesce a vivere un giorno della sua vita senza mangiare spaghetti. L'anno in questione è il 1971. 
Ovviamente gli spaghetti in questione però sono italiani. Un giorno, in un momento di quiete di una vuota giornata invernale, il protagonista viene raggiunto da una telefonata. E' la ex fidanzata di un suo amico che la ragazza sta cercando disperatamente. Non volendo impicciarsi degli affari altrui, non rivela alla ragazza alcuna informazione e dovendo inventarsi una scusa per liberarsi di lei, le dice che in quel momento si trova nel mezzo della preparazione di un piatto di spaghetti.
Quasi come se gli spaghetti fossero un'unica àncora di salvezza per fuggire dalla realtà, l'accanito consumatore  riesce a divincolarsi da un'ambigua situazione facendo credere alla ragazza di essere occupato in un'azione materiale probabilmente molto simile ad altre nella vita di chiunque.
In realtà nessuno sa quanto quel trovare ricette e condimenti sempre diversi, quel cucinare spaghetti in modo spasmodico, il dipendere da un'azione ripetuta infinite volte ogni giorno nasconda invece una precisa strategia di sopravvivenza.
Per il protagonista, l'enorme pentola di spaghetti è il posto dove rinchiudere se stesso e il proprio isolamento, è il modo di dichiarare non belligeranza con alcuno, è la volontà di rimanere oltre il confine della vita in una comunità, è l'estraneazione - tra l'altro leit motiv sempre presente nei libri di Murakami - da qualsiasi fatto; la neutralità assoluta.
Cuocere degli spaghetti di grano duro in una pentola 'grande tanto da poter contenere un pastore tedesco' può dare forse l'unico senso alla vita di un uomo esiliato nella sua solitudine. Dunque, dall'ultima parola evidenziata in corsivo dall'autore, si capisce quale sia il senso di questo racconto.
In seguito ad una volontà di autoconfinamento, il 'mangiatore di spaghetti' trova un colore, un nome e un significato al suo stato di abbandono.
Un racconto che ho trovato geniale, perchè è una potentissima metafora, narrata con un tono delicatissimo e attraverso un'immagine che penso nessun italiano, proprio come conclude il protagonista, abbia mai pensato guardando il proprio piatto di spaghetti.

'Can you imagine how astonished the Italians would be if they knew that what they were exporting in 1971 was really loneliness?'

Underground - H. Murakami

Per questa prima metà dell'anno, ho scelto di leggere uno degli ultimi due libri che mi rimangono di Murakami:
'Underground'. Pubblicato tra il 1997 e il 1998 e scritto a seguito del tragico attentato alla metropolitana di Tokyo, Murakami racconta, attraverso interviste ai testimoni e alle vittime, che cosa successe quella mattina di lunedì 20 marzo 1995.
La prima parte delle interviste tenta di ricostruire come alcuni adepti della setta religiosa del culto di Aum abbiano sparso del sarin, un potente gas tossico allo stato liquido, nei vagoni della metropolitana e quali furono le prime disperate reazioni ad un gesto, che agli occhi dell'efficientissimo e sicurissimo Giappone, sembrava in quei momenti drammatici davvero inspiegabile. Le vittime, in seguito, raccontano il proprio personale coinvolgimento, il loro terrore e le conseguenze di un veleno che ha modificato in modo permanente le loro funzioni psicofisiche.

L'ultima parte del 'romanzo giornalistico' - così come viene classificato questo libro - raccoglie una serie di interviste ad alcuni affiliati della setta di Aum, le storie di come certi abbiano deciso di farne parte e da dove ne sia nata l'esigenza.

Leggendo alcune critiche, ne risulta che questo libro sia troppo di parte, cioè estremamente contrario alla setta di Aum. Mi chiedo come possa essere il contrario, mi chiedo come uno scrittore giapponese così influente e sensibile come Murakami, tanto da dedicare la propria scrittura alla stesura di questo libro, possa non schierarsi e definirsi neutrale.
La cosa davvero singolare di questo libro è che tuttavia non spiega quale effettivamente sia la motivazione di questo attentato, cerca solo di intuirlo o di proporlo attraverso la realtà dei fatti. La follia omicida di questo insulso gesto risiede semplicemente nella megalomania del capo di Aum Ashara Shoko, che fondò questa setta nel 1987 con lo scopo di conquistare il potere in Giappone e nel mondo intero.
Impossibile rimanere indifferenti a questo racconto, che proprio come un gas tossico assale le vie respiratorie, trascina nel terrore di quei momenti e getta in un'angoscia che perseguita per giorni. Superata la prima parte delle interviste, si riesce ad abituarsi alle immagini mentali che questo libro evoca.
Da leggere preferibilmente non di sera prima di addormentarsi, per evitare incubi e senza aspettarsi che vi sia alcunchè di romanzato. Purtroppo in questo caso, la penna di Murakami è stato solo un mezzo. Non vi è nulla di artistico, ma solo una oscura e turpe realtà.

Il mio voto a questo libro è 6/10.

sabato 14 maggio 2011

L'ARTE DI CORRERE secondo Murakami

‘L’arte di correre’ è un regalo dello scrittore giapponese Haruki Murakami alla sue due più grandi passioni: la scrittura e la corsa. Leggere questo breve saggio autobiografico, è scoprire come l’autore sia riuscito, nel corso di un trentennio,  a coniugare la sua professione di scrittore e la sua dedizione al running. Dalla necessità di mettere in moto un fisico incline alla pinguedine, causata dalla vita sedentaria, fino alla volontà di mettere alla prova se stesso in vere e proprie competizioni, Murakami scopre una naturale idiosincrasia con uno sport che pare affine alla natura stessa del letterato. La corsa, come la scrittura, sono esperienze solitarie, prove di estrema fiducia nelle proprie capacità psico-fisiche. Per apprezzare a pieno questo scritto, bisogna avere almeno un briciolo dell’anima del runner, altrimenti non si potrebbero capire certe interpretazioni filosofiche, che l’autore rende di un’attività apparentemente solo fisica e materiale come la corsa. C’è del sublime in questa disciplina, ci può essere una chiave di lettura di questo sport per cui ad ogni minimo gesto si potrebbe attribuire un prezioso significato.

Di molti pregevoli passaggi del saggio, ne prediligo uno nello specifico. Forse chi corre non si è mai posto questa domanda: ‘a cosa si pensa mentre si corre?’, e sapete perché chi corre non si pone mai questa domanda? Perché il runner mentre corre non pensa a niente e dunque non pensa nemmeno di doversi domandare a che cosa abbia pensato mentre correva. Murakami elabora in modo assai intimistico e originale questo concetto in un punto del libro che vorrei citare:
‘Mi viene spesso chiesto a che cosa penso quando corro. Di solito la gente che mi chiede questo non ha mai corso lunghe distanze. Indugio sempre su questa domanda.  A che cosa penso esattamente quando corro? Non ne ho idea. Nei giorni freddi credo di pensare un po’ a quanto freddo faccia e nei giorni molto caldi al calore. Quando sono triste penso un po’ alla tristezza. Quando sono felice penso un po’ alla felicità. Come ho accennato prima, ho anche ricordi casuali. Occasionalmente, quasi mai a dire il vero, mi viene un’idea da usare per un romanzo. Ma davvero, mentre corro non penso a niente che sia degno di essere menzionato.
Semplicemente corro. Corro in un vuoto. O forse dovrei metterla in un altro modo: corro in modo da  acquisire un vuoto. Ma come potreste aspettarvi, ogni tanto un pensiero scivola dentro questo vuoto. La mente  non può essere completamente assente. Le emozioni degli esseri umani non sono abbastanza forti e costanti da sostenere il vuoto. Ciò che intendo dire è, che i tipi di pensieri e idee che pervadono le mie emozioni mentre corro rimangono subordinati a quel vuoto. Privi di contenuto, essi sono dei pensieri casuali che si radunano intorno al quel vuoto centrale.
I pensieri che mi raggiungono mentre sto correndo sono come nuvole nel cielo. Nuvole di tutte le diemensioni. Vanno e vengono, mentre il cielo rimane il solito cielo di sempre. Le nuvole sono semplici ospiti nel cielo, che passano e svaniscono, lasciandosi dietro il cielo. Il cielo esiste e non esiste, esso ha sostanza e al tempo stesso non ne ha e noi mestamente accettiamo quella vastità e ne siamo affascinati.'
Ora che Murakami ha dato voce e parole a questo vuoto è difficile correre e pensare di doversi ricordare di aver pensato mentre si correva, è molto più facile pensare di non aver pensato affatto. Forse è questo uno degli affascinanti misteri della corsa: l’estraneazione, l’abbandono totale alla fisicità pura, l’immersione della mente nel corpo tanto da rimanerne sommersa, una sensazione di inspiegabile appagamento, tale da zittire il pensiero, l’approdo in un vuoto liberatorio, uno stato di matematica coordinazione tra sforzo fisico e leggerezza psichica che sfiora lo stato di grazia.