MATRIOSKla

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lunedì 10 febbraio 2014

La sesta dimensione a Tokyo

Spesso sogno di trascorrere un sabato pomeriggio a leggere soltanto. Però sarebbe anche bello uscire di casa, entrare in un locale alla mano, silenzioso, intellettuale. Magari uno di quei posti dove si serve da bere e alle pareti ci sono solo scaffali. Sopra gli scaffali libri, libri e poi libri. La giornata è un po' uggiosa, mi va di bere un tè, verde o nero. Mi va di indossare qualcosa di casual, un paio di sneakers, una giacca di velluto, mi manca solo una poltrona e un libro da gustare. Spesso sogno di trovare un locale così dove abito, entrare e riconoscere i frequentatori del posto, incontrare qualcuno che sta leggendo il mio stesso libro. Chissà, magari Murakami e iniziare a parlarne, esprimere qualche pensiero, rileggere degli estratti. Poi passare ad un bicchiere di whisky, oppure a un bianco o una birra Asahi. Sogno troppo? A quanto pare non sono la sola. A quanto pare un posto così, nel mondo, esiste.
Si chiama Rokujigen e si trova a Tokyo, Giappone. Circa dieci ore di aereo. Un po' troppo per un sabato pomeriggio. Beati quelli che davvero frequentano questo posto. Entrano in un localino di legno, si accomodano sul tatami e sorbendo un tè verde, leggono Murakami. Proprio lì si ritrovano con altri fans dell'autore, con la stessa esigenza di discutere e condividere pensieri sui suoi scritti.
Un luogo quasi irreale, non a caso il significato del nome del locale in giapponese è 'Sesta dimensione'. Quale nome più azzeccato per la prosa visionaria e surreale di Murakami? Quale atmosfera più conturbante potevano dargli? Un po' come entrare all'hotel delfino in 'Dance, Dance, Dance'. Oppure un po' come sprofondare nel pozzo dell'Uccello che girava le viti del mondo', o un po' come andare a nascondersi nella foresta in 'Kafka sulla spiaggia'...Insomma, Jazz, aroma di caffè o tè e in un attimo chi entra al Rokujigen è pronto per aprire un'altra porta, passare in un'altra dimensione, sedersi e incontrare Murakami, che lavora al suo Peter Cat, mentre mette su vecchi vinili e butta giù appunti per scrivere il suo prossimo romanzo...
Qui di seguito il link di un video sul posto.

http://www.youtube.com/watch?v=vhFs8DOZsPs

venerdì 31 gennaio 2014

Il ristornate dell'amore ritrovato - Ito Ogawa


Ecco...me la immaginavo proprio come in questa fotografia la protagonista del libro in questione. Mi immaginavo Ringo, senza la sua voce, vestita nei tipici indumenti giapponesi, con le mani giunte sul suo cibo e un volto quasi angelico. 'Il ristornate dell'amore ritrovato' è la storia di una ragazza con la passione per la cucina, che un giorno perde la capacità di parlare per via di uno shock e decide di tornare al suo paese natìo per aprire un ristorante. Ma c'è molto altro. Innanzi tutto, questo romanzo arriva ad essere una sorta di piccolo compendio della cucina giapponese. Nomi, definizioni e prelibatezze di ogni tipo si avvicendano e si comprendono solo grazie al glossario delle ultime pagine, altrimenti assai complicati. Si potrebbero quasi seguire le istruzioni della narrazione e ne verrebbero fuori fior di ricette. Ma c'è dell'altro ancora. Ringo ha un rapporto conflittuale o quasi inesistente con sua madre, che si risolve solo in prossimità di un finale strappa lacrime. Infine c'è la 'sublime' presenza di Hermes, una tenera e pacifica scrofa, allevata e accudita come un comune animale domestico da Ringo nel cortile di fianco al 'Lumachino'. Chi ama le sottigliezze dell'animo giapponese e anche tutte le sfumature di una cucina così raffinata, non potrà non godere di questo libro. 
L'autrice, Ito Ogawa è molto famosa nel suo paese come scrittrice, ma anche come cuoca. Sul suo sito, solo in giapponese, ogni giorno propone al suo seguito di pubblico, originali e gustose ricette.

domenica 24 novembre 2013

Norwegian Wood - il film

Finalmente sono riuscita a vedere un film che ho rincorso per anni. Finalmente l'ho trovato e me lo sono gustato in giapponese con sottotitoli in italiano. La mia lettura di Norwegian Wood risale a molti anni fa. Era il 2001. E' stato il secondo romanzo che ho letto di Murakami e francamente non ricordavo benissimo la storia, quando ho cominciato a guardare il film. Ma soprattutto non ricordavo affatto che la storia dei due giovani protagonisti Watanabe e Naoko fosse così triste. Ero molto più giovane anch'io quando lessi il romanzo ed era forse un periodo della vita in cui si vive in maniera più totalizzante l'amore, specie quello infelice. Dunque tutta quella tristezza, presumo mi sia pesata meno di quella che mi ha preso guardando il film.
Avere poco più di ventanni e pensare di poter restare fedeli ad un amore contrastato e quasi impossibile sono un connubio perfetto. Forse anche questo è quello che succede a Watanabe che in una Tokyo degli anni 60 si innamora di Naoko, una ragazza tormentata dai sensi di colpa e dalla sua stessa infelicità. Il senso di responsabilità, che comincia ad affiorare quando la vita ti mette il cuore di qualcuno nelle tue stesse mani tormenta Watanabe tanto da fargli credere che quell'amore sia davvero il suo destino. Ma la vita ha in serbo per lui ancora molto, la vita che davvero lui sente scorrere in sè lo libera da ogni afflizione e lo trasforma in un uomo che dovrà continuare per la sua strada nonostante Naoko. 
Una storia che mi ha sempre lasciato perplessa, sia nel romanzo che, ora, dopo aver visto il film. Di certo un film che porta a riflettere, che rispecchia la classica vena cinematografica dei bei film giapponesi, che spesso non sono scindibili dal turbamento dell'animo umano. Film profondo e crudo.

venerdì 13 settembre 2013

I segreti di Murakami - T. Teruhiko

Data la segretezza e la scarsità di informazioni che circolano sul conto di uno scrittore così popolare come Murakami Haruki, perchè astenersi dal comprare un libricino come questo? 'I segreti di Murakami' di Tsuge Teruhiko male non fa. Anche se probabilmente non è un supremo saggio della vita e delle opere dell'autore esso è piuttosto una breve raccolta di notizie su di lui. E' interessante scoprirne gli esordi della sua carriera di scrittore attraverso una rapida ricostruzione della sua vita, dalla giovinezza ai nostri giorni, raccontati da godibili aneddoti e estratti delle sue interviste. I capitoli sono dedicati ai suoi anni di studente, all'incontro con la moglie e all'apertura del suo famoso jazz bar. Si prosegue poi con capitoli dedicati alle curiosità sulle sue passioni per i computer, le penne, gli scrittori e registi preferiti. Ovviamente non può mancare un capitolo dedicato alla sua passione per i gatti. Dal primo storico gatto 'Peter', che diede casualmente il nome al suo jazz bar, fino a quelli che ancora gli gironzolano per casa. Insomma un po' di tutto...un leggero intrattenimento, certamente ricco di spunti, in caso di astinenza da lettura dei suoi romanzi, di cui io ne so ben qualcosa.

venerdì 8 febbraio 2013

La malinconia di Haruhi Suzumiya

Di tutti gli anime che ho visto finora, di certo, 'La malinconia di Haruhi Suzumiya', è quello che proprio non ho capito e nemmeno apprezzato. L'ho visto tutto fino in fondo solo per completezza e perchè non mi piace lasciare le storie a metà. Sinceramente, a volte, non meritava nemmeno l'attenzione di uno sguardo distratto e di fatto ne ho aspettato la fine, senza riuscire mai a trovare un nesso logico o un filo conduttore. Ci sono grandi premesse all'inizio...una ragazza afflitta da 'malinconia' esistenziale, che cerca di ravvivare la sua vita cercando personaggi misteriosi, con poteri soprannaturali, alieni o viaggiatori del tempo. Haruhi, in realtà, mi sembra solo una sciocca, inutile, irritante, viziata studentella che viene dipinta addirittura come una sorta di divinità, la cui natura però non viene mai del tutto spiegata. Il protagonista maschile Kyon, succube della ragazza mi sembra messo lì per caso. L'unico momento interessante, quello in cui l'esper spiega il principio entropico e il fenomeno degli spazi chiusi generati dalla mente di Suzumiya, viene liquidato in pochi minuti e mai più riaffrontato. Insomma, questa storia non decolla e non atterra mai da nessuna parte. 14 episodi pressochè assurdi, la cui grafica e la cui ambientazione non sono nemmeno ben creati. Inconcludente e stupido. Non capisco perchè abbia avuto così tanto successo di pubblico dalla realizzazione della Light Novel del 2003. Forse piace solo e proprio perchè davvero strampalato.

mercoledì 6 febbraio 2013

In astinenza da ramen

Avendo finito tutte le scorte e in mancanza del prodotto originale, che di solito ricevevo direttamente dalle mai del mio amico giapponese Taichiro, ho acquistato noodles istantanei al supermercato. 'Express Noodles' è l'unico prodotto a disposizione nella grande distribuzione, che sono riuscita a trovare. Precisamente si chiamano 'Vegetarian Noodles' della marca Save. Io ho scelto il gusto vegetariano, ma si trovano anche gusto 'Seafood' e 'Singapore chicken'. Si tratta di un prodotto che arriva dalla Russia. Quando ho letto la provenienza mi sono sorpresa. Credo di non aver mai acquistato niente di prodotto in Russia, se non veri e propri alimenti della cucina russa. Ma comunque di russo non hanno nulla. Semmai ricordano nel formato - cioè la classica coppetta di polistirolo 'autoriscaldante' -, e nel sapore i miei amati ramen giapponesi. Li ricordano alla lontana, ma almeno il gusto di mettere acqua bollente in un bicchiere di carta e di aspettare solo cinque minuti per avere pronta una scodellina di spaghetti fumanti, da gustare di sera davanti a un anime, me lo regalano senza troppo sforzo. Dal punto di vista dietetico e nutrizionista non sono il massimo, ma come sempre basta non esagerare. Mi auguro solo che prima o poi i grandi supermercati si lancino in acquisti di prodotti simili, anche con altri formati e gusti. Ah...ovviamente vanno assaporati direttamente con le bacchette, nonostante gli schizzi incandescenti che ne fuoriescono mentre si tenta di acchiappare gli spaghetti-vermicelli. Provate.

martedì 5 febbraio 2013

La ragazza che saltava nel tempo

Bello questo film d'animazione giapponese. Mi ha lasciato addosso un po' di malinconia, mi ha tenuto incollata e mi ha commosso e non ultima cosa è stupendamente realizzato. Il tempo è sempre un argomento complicato da affrontare e gestire, e quest'anime ne tratta con particolare originalità e delicatezza.  Makoto, la protagonista, si ritrova con una sorta di 'telecomando' del tempo, che le permette di manipolarlo, averne il controllo e decidere che cosa far succedere e quando. Finchè lei stessa perde l'orientamento e comincia a confondersi. Seguire la trama non è particolarmente complicato, però richiede un minimo di attenzione, per nulla difficile da raccogliere davanti ad una storia così ben orchestrata. Il finale è davvero strappalacrime e lascia in sospeso. Può piacere o meno. Io vi ho trovato una certa ragion d'essere. Nonostante sia un film classificato come 'fantascienza', non lo è affatto, ma di certo non ci si può non aspettare che un'anime non abbia una componente fantastica o surreale. 
Il film è del 2006 e in Italia lo hanno trasmesso nel 2009. Ha ricevuto sei premi al Tokyo International Anime Fair nel 2007. Direi tutti meritati. I personaggi sono tutti piacevoli e ovviamente ho un debole per Chiaki.

martedì 29 gennaio 2013

Freeter come icona della contestazione

Ancora una volta, dal paese del Sol Levante, scopro che esiste una strana categoria del genere umano. Si chiama freeter. Innanzi tutto mi incuriosisce l'etimologia della parola. Essa dovrebbe essere l'unione della parola inglese 'free' (libero) e di quella tedesca 'arbeiter' (lavoratore). Si tratta di un neologismo coniato tra il 1987 e il 1988. Non so perchè, ma in qualche modo mi sono sempre sentita un freeter. Cioè, finiti gli studi, ad un'età di più o meno 24 o 25 anni, mi sono trovata chiusa in un ufficio. All'inizio pensavo che quello sarebbe stato il mio destino, simile a quello della grande maggioranza della gente adulta e lavoratrice. Ma col passare del tempo, ricordavo quei momenti in cui, seduta tra i banchi di scuola proprio non riuscivo a figurarmi e a immaginarmi seduta per sempre dietro la scrivania di un ufficio qualunque, di un'azienda qualunque. Già allora, mi sentivo una freeter? Cioè avrei preferito avere un lavoro di scarso spessore e responsabilità, piuttosto che perdere la mia libertà. Questo più o meno è lo stesso concetto che accomuna milioni di giovani studenti giapponesi, che si sono dati questo appellativo. 
Indagando ancora più a fondo si scopre che esistono addirittura precise categorie di freeter. Una è quella dei moratorium che spera di godersi quanto più a lungo possibile la vita e rimane disoccupata e a carico dei genitori fino a data da destinarsi. Poi si trova quella del 'dream pursuing', cioè gli idealisti che sognano cose incompatibili con la società giapponese e infine quella del 'no alternative', quella a cui appartengono coloro che non hanno trovato alternative di lavoro migliori e si sono adeguati ad avere lavori precari e sono spesso quelli che non hanno terminato gli studi. Io che pensavo di essere l'unica ad avere certe folli pretese e idee...

lunedì 28 gennaio 2013

Izakaya e l'osteria giapponese

I giapponesi bevono e bevono parecchio. E' molto comune per i giapponesi lavorare fino a tardi e poi, di sera tardi, fermarsi con un collega o un amico a bere in una tipica osteria chiamata Izakaya. La particolarità di questo locale giapponese è che non è il cibo ad essere protagonista, bensì l'alcol. In special modo il sake, il whisky e la birra. Un'altra particolarità è che i clienti non devono consumare il loro drink in piedi, come in un comune bar, ma anzi sono invitati a sedersi comodamente su tavolini bassi alla giapponese, dopo essersi tolti le scarpe e averle deposte in apposite bustine e sistemate in un armadietto ben lontano dalla vista di tutti gli altri commensali. Di solito, in un Izakaya, si ordina del cibo per accompagnare le bevande, ognuno ordina qualcosa di diverso e lo condivide con gli altri non appena viene servito nei classici vassoietti. Di norma, si può ordinare da un menù sul quale si trovano le fotografie del cibo e si può usufruire della formula 'nomihodai', oppure 'tabehodai', cioè 'tutto ciò che puoi mangiare' o 'tutto ciò che puoi bere', secondo le quali i clienti possono bere e mangiare tutto quello che vogliono pagando una tariffa e un limite di tempo fissi. Ecco da chi arriva la formula 'All you can eat'! Di solito sono locali relativamente poco costosi e pare siano in aumento tra la popolazione giapponese, dato l'aumento di studenti e donne indipendenti che vivono da soli. Come costume, questi locali, abbinano il costume tradizionalista giapponese ad alcuni elementi della modernità circostante, come si può vedere anche dalla fotografia. Quello che mi attrae di questi locali è che quelli non appartenenti alle grosse catene, offrono ai cliente la possibilità di sedersi in stanze separate da altri in modo da creare un'atmosfera più intima. Infine, il cibo che si può trovare in questi locali è quello più semplice, dal sushi agli spaghetti di soba, oppure spiedini di pollo e tofu.

giovedì 24 gennaio 2013

Tokyo Magnitude 8.0

In un momento non meglio precisato della storia del Giappone contemporaneo un devastante terremoto rade al suolo gran parte della città di Tokyo e le immediate vicinanze, costringendo la popolazione ad una fuga in massa verso qualsiasi possibile riparo. Quando tutto ciò accade, Mirai e Yuki - rispettivamente sorella e fratellino minore - si ritrovano soli e lontani da casa, completamente in balia della catastrofe. 
L'unica salvezza che trovano è l'aiuto di Mari, una donna che tenta allo stesso modo di ritrovare la via di casa dopo il sisma. Mirai è la tipica ragazzina in fase pre adolescenziale che spesso trova il fratellino irritante e infantile, ma questa commovente e probante esperienza verso la salvezza riuscirà ad avvicinare i due fratelli in una maniera impensata da parte di Mirai. Nonostante il lieto fine sia quasi scontato, la particolarità del film è il colpo di coda che la storia presenta proprio verso la fine. Mirai dovrà affrontare la sua prima grande e dolorosa prova di piccola donna. 
 Secondo quanto annunciano le informazioni relative all'anime, esso è stato disegnato e ricostruito in base ad approfondite analisi e indagini svolte durante gli studi dell'ipotetico terremoto che un giorno si abbatterà sulla metropoli di Tokyo. E' impressionante la scena del crollo della torre di Tokyo, punto di riferimento culturale e quasi simbolo di identità per gli abitanti e la città stessa. Una bella storia di animazione, toccante e straordinariamente prodotta. L'anime risale al 2009, vincitore dell'Excellence Prize  nella categoria Animation al Japan's Media Art Festival ed è diretto da Masaki Tachibana e Natsuko Takahashi. 

giovedì 13 dicembre 2012

'Vedendo una ragazza perfetta al 100% in una bella mattina di aprile' - H. Murakami

Rileggendo questo brevissimo racconto tratto da 'L'elefante scomparso', che piuttosto sembra una pagina di un diario personale, mi è parso di scorgere qualcosa di molto familiare. Penso che quando Murakami scriveva la dinamica di un incontro d'amore fortuito e perfetto, che si ripete a distanza di anni, trasformandosi in una disfatta per l'ideale dell'amore stesso, stesse anche gettando le basi per buona parte del suo 1Q84. 
Sono molto contenta di aver scovato questo piccolo e misterioso particolare. Come sempre Murakami trova brevi ed efficaci parole per sentenziare la sua condanna all'amore mutevole nel tempo. Se un giorno un uomo fosse certo al 100% di aver incontrato la sua ragazza ideale per strada, in una bella mattinata di aprile, ritroverebbe la sua perfezione e soprattutto l'emozione di quel primo ricordo e di quella prima attrazione, anche dopo molti anni? E' così che Murakami, credo, voglia parlare di come i nostri gusti in materia d'amore possano cambiare, o peggio ancora di come le cose possano mutare, tanto da diventare quasi irriconoscibili. I due protagonisti del racconto, infatti, ritrovandosi sulla stessa strada, nello stesso punto e provenendo dalla stessa direzione, reputano quel segno del destino ormai irrilevante. Sono stanchi dell'amore, sono indifferenti alla bellezza, sono distratti dalla vita e condannano la loro promessa ad una disfatta, tanto da sfiorarsi appena e accettare persino la loro tristezza per quel gesto perduto. Se l'amore li aveva fatti incontrare all'inizio, aveva dato loro speranze, sogni e nuova energia, li aveva fatti anche diventare completamente diversi, il tempo li aveva trasformati attraverso altri amori e altre avventure in quello che non erano mai stati prima e dunque la perfezione di quel primo sguardo agli occhi dell'altro, alla fine, li aveva abbandonati per sempre.
In poche pagine il sunto, l'ascesa e la caduta del senso dell'amore, visti attraverso lo sguardo disilluso del maestro Murakami. Sempre prezioso.

sabato 1 dicembre 2012

Superdry, da Londra a Tokyo

Rieccomi con un post da fashion victim...La mia nuova passione per l'abbigliamento si chiama Superdry. In realtà tanto nuova non è perchè il mio primo acquisto risale ad una felpa che acquistai nel 2008 in uno dei miei negozi preferiti di Milano. La felpa mi colpí perchè aveva un tocco di urban fashion orientata ai colori e alla grafica giapponese. Piú di recente ho acquistato una camicia di flanella a quadri, sempre folgorata dallo stile country molto in voga anche per via del fenomeno Abercrombie. Superdry mi pare una risposta europea, per la precisione britannica, proprio al marchio americano Abercrombie. Lo stile di Superdry peró combina diverse influenze fashion, tanto è vero che all'interno dei capi si possono leggere degli slogan del tipo 'British design, Japan spirit' e sul web, i vari siti dedicati al brand, lo definiscono una combinazione tra 'vintage  Americana e grafica d'ispirazione giapponese'. L'azienda Superdry nasce nel 1985 e si espande con un nome diverso negli anni '90 in numerose città universitarie del Regno Unito come Oxford e Cambridge e in altre città fino a Belfast e Edinburgo. Soltanto nel 2004 apre il suo primo store con l'attuale nome Superdry nel quartiere di Covent Garden a Londra. 
Lo spirito del suo proprietario è stato per molto tempo quello di tenere una imprenditorialità abbastanza discreta, lontana dall'eccessiva pubblicità o dal fenomeno dei testimonial delle celebritá, ma nel 2009 le vendite sono arrivate alle stelle, quando un certo David Beckham ha prestato la ua immagine al brand.
Dopo il mio recente viaggio londinese, sono tornata innamorata piú che mai di questa linea di abbigliamento, soprattutto dopo aver visto le meraviglie esposte in vetrina nel megastore di Regent Street, dove ahimè, per mancanza di tempo non sono riuscita a entrare. Meglio, forse...avrei svaligiato il negozio.

mercoledì 28 novembre 2012

Dio odia il Giappone - D. Coupland

Confesso di aver comprato questo libro soltanto perchè parlava di Giappone. Ma ero molto scettica riguardo alla trama e soprattutto all'attendibilià dell'autore. Douglas Coupland, infatti è uno scrittore canadese di Vancouver, famoso principalmente per il suo libro d'esordio Generazione X del 1991; quella generazione alla quale anch'io dovrei appartenere. Tuttavia, quando sono incappata nella biografia dello scrittore ho dovuto ravvedermi in quanto a perplessità. Coupland è nato nel 1961 in Germania da genitori canadesi e ha trascorso la sua giovinezza in Canada a studiare fisica e successivamente arte e design, per poi spostarsi proprio in Giappone, esattamente a Sapporo. Ecco dunque svelato l'enigma. Il secondo interrogativo che avevo in testa era perchè dio dovesse odiare proprio il Giappone, come recita il titolo. Forse perchè l'indole estrema e cosí all'avanguardia di questo paese ne ha sempre fatto, agli occhi del mondo, un totem delle nostre ossessioni e del fanatismo? Puó darsi. Forse perchè dietro quella facciata di grande tradizione e storia si nasconde un mostro metallico alla Goldrake spietato e asettico? Anche questo è probabile.
In Dio odia il Giappone Hiro, il protagonista, è un ragazzo che tenta di sopravvivere alla sua generazione, ennesima ripetizione di quella generazione x che ha segnato definitivamente la sparizione di tutte le successive. Lo fa,  raccontando idealmente al suo clone i trucchi per affrontare una vita nella quale Hiro deve tentare di interrompere una sorta di maledizione e diventare davvero un uomo, ma lo fa anche -tra le tante bizzarrie -  lanciandosi contro le vetrine dei negozi come un pazzo...Una scrittura caustica, una narrazione sintetica come una droga e facilmente fruibile come un fast food, unite al tipico antieroe moderno fanno di questo libro un piacevole esempio della narrativa contemporanea.

giovedì 22 novembre 2012

La Cina secondo Murakami

C'è un elefante, ma poi a un certo punto non c'è più e allora Haruki Murakami decide di farci un racconto e questo racconto finisce in una raccolta che si chiama 'L'elefante scomparso'.
Ma oltre all'elefante ci sono un nano ballerino, canguri e mostriciattoli verdi...ma non si parla di animali. Qui si parla di pensieri, di poteri soprasensibili e soprattutto di visioni. Il racconto è sicuramente quel ricettacolo interiore nel quale Murakami, di solito, riversa tutta la sua vena surreale. Dunque è inutile, talvolta, trovare un nesso tra l'inizio e la fine di un racconto. Talvolta, gli amici ai quali ho consigliato di leggere questa raccolta, mi chiedono che cosa vi trovi in queste letture. Per alcuni di loro trovare un senso alla narrazione è impossibile. Io rispondo che non sempre importano la storia o il suo sviluppo. Talvolta importa solo come ci sentiamo dopo aver condiviso certi bizzarri e insoliti pensieri. Quando scopro che certi pensieri non sono solo miei, mi 'accontento', e per me diventa un lusso, del piacere di vederli scritti proprio come avrei voluto fare io. Per esempio quando ho letto questo passo, per un attimo, ho pensato di avere il signor Murakami appollaiato nella mia mente.


da 'Una lenta nave per la Cina'

'...La Cina.
Ho letto un sacco di libri sulla Cina. Dagli Annali a La stella rossa cinese. Eppure la mia Cina esiste soltanto per me. In altre parole è me stesso. Come esistono soltanto per me New York, Pietroburgo, la Terra e l'Universo. La Cina gialla che occupa un'estesa superficie della Terra. Non credo che visiterò mai quel paese. Quella non è la mia Cina. Come non andrò a New York o a Leningrado. Non sono posti per me. Il mio vagabondare si svolge nella metropolitana o sul sedile posteriore di un taxi. Le mie avventure hanno luogo nella sala d'aspetto di un dentista o allo sportello di una banca. Non posso andare da nessuna parte, e non ci vado.
Tokyo.
Poi un giorno, in un vagone della linea Yamanote, persino questa città di Tokyo ha incominciato a perdere la sua realtà...Proprio così, questo non è un posto per me. Prima o poi le parole si esauriranno, i sogni si infrangeranno. Come se quell'adolescenza confusa che sembrava dover durare per sempre si fosse dileguata...'

domenica 21 ottobre 2012

1Q84

 L'ho lasciato sedimentare sullo scaffale della mia libreria per un bel po'. Dopo di quello non mi sarebbe rimasto altro da leggere di Haruki Murakami. Mi ci sono voluti mesi per avvicinarmi a questo che era annunciato come un capolavoro, anzi IL capolavoro del grande maestro.718 pagine, un caleidoscopico scritto, costellato di storie incastrate una dentro l'altra, come scatole cinesi. Uno di quei libri che ho giá battezzato come 'rompicapo'. Difficile da seguire come un labirinto, pericoloso da toccare come una porta a doppio fondo, ma soprattutto surreale. Un omologo 'letterario' di Donnie Darko, ma senza i viaggi nel tempo. Un lieve richiamo ai monumentali intrecci della letteratura russa tanto cara all'autore e un cervellotico e sotterraneo richiamo a 1984 di Orwell. Prima di iniziare il romanzo, ho deciso che non avrei letto nulla riguardo alle possibili interpretazioni che hanno addirittura dato vita ad altri romanzi e saggi per spiegare 1Q84. Non volevo essere influenzata da niente e nessuno, ma questo mi é costato fatica nel seguire l'intento, la grande metafora partorita da una mente che pare non avere piú interesse per ció che delimita il reale dal surreale. Forse in questo é sempre stato il genio dell'autore, che spero quest'anno venga premiato con il meritato Nobel.
Per quanto riguarda la storia c'é solo da capire una cosa: l'amore é il filo conduttore di tutto, ma quel filo conduttore é un filo invisibile o forse un cavo carico di elettricità, o magari, sebbene siamo nel 1984, una connessione virtuale tra la terra e la Luna e la sua gemella.
Non pensate di potervi perdere tra le settecento pagine, vi ritroverete, come si ritrovano Romeo e Giulietta...sotto mentite spoglie, in un mondo parallelo.

giovedì 7 giugno 2012

Seiko 5 Pepsi Style

Sono mancata per un po' di tempo, perchè mi sono presa una pausa sabbatica psico-fisica. Ho dedicato le mie attenzioni a cose altre e totalizzanti. Ma se c'è ancora qualcuno che mi legge, fosse anche uno solo, vorrei scrivere qualcosa riguardo a uno dei miei ultimi acquisti.
In realtà non l'ho acquistato, ma è stato un bellissimo regalo-sorpresa (tipo scatola esplosiva dei cartoni animati), ricevuto da mamma e papà.
Parlo del mio orologio Seiko 5 automatico, scuba diver's 200m 'Pepsi Style'.
Ho desiderato quest'orologio per anni e poi un giorno di maggio è arrivato.
La Seiko è una marca giapponese fondata nel 1881 ed è anche la prima fabbrica di orologi giapponesi specializzata nella produzione di orologi con movimento meccanico automatico.
Negli anni 70 i miei genitori portavano orologi Seiko, negli anni 80 il 'made in Japan' era snobbato da tutti e invece adesso, proprio la garanzia che l'orologio arrivi da fabbricazione giapponese ne costituisce un must. I 21 rubini impreziosiscono il movimento e il nuovo sistema kinetic fa in modo che l'orologi metta da parte energia e carica, non solo grazie a una molla, ma ad un vero e proprio accumulatore. 
I colori della ghiera sono blue e rosso e il fondo è blu notte. Questo ha connotato il simpatico soprannome di 'Pepsi Style', per via del richiamo all'accostamento dei due colori della famosa bibita (di cui io, tra l'altro, sono fan e consumatrice). Le lancette sono fosforescenti in notturna e il cinturino ne caratterizza lo stile sportivo e subacqueo.
Quello che mi piace di questo orologio, a parte essere legato a dei vaghi e perduti ricordi di averlo visto indossato da vari e strani personaggi del mio passato, è che mantiene una sua identità retrò, tipica anni 70, pur essendo rinnovato nel restyling e nell'appeal più moderno. Direi un classico per appassionati di orologi.

mercoledì 2 maggio 2012

Haruki Murakami - Pinball 1973

Sono sempre troppo di parte, lo so. Ma non riesco a resistere alla prosa completamente sciolta, senza confini, senza forma, senza dimensioni, senza regole di questo autore. Quindi 'Pinball 1973', che è forse l'epitome della sregolatezza creativa, insieme a 'Hear the wind sing', non poteva che piacermi.
No, non è una lettura semplice. Ma non perchè sia un mattone, o sia sommerso da parole. Al contrario, perchè la sua scarna illogicità rende tortuosa la comprensione. Nel momento in cui credo di riuscire a seguire un discorso, Murakami lo fa scomparire nei meandri del suo tipico 'Bogu', cioè 'Io' narrante. L'uomo che è ipnotizzato da un flipper, che diventa la sua ossessione è anche quell'uomo che lavora tranquillamente in proprio traducendo dall'inglese montagne di carta e che annega i suoi pensieri sconnessi in fiumi di birra, ai confini mentali di un bar. Il Ratto, che costituisce il minimo di comune denominatore della trilogia ('Hear the wind sing',  'Pinball 1973', 'Nel segno della pecora') è una presenza ignota, 'ubriaca', un relitto della coscienza di 'Bogu'? Chissà...E chi sono le gemelle senza nome, che convivono nello stesso letto di 'Bogu'? Non importa...I perchè delle risposte sono vaghi, le riflessioni emotive di 'Bogu' sono tutto ciò che conta, siano esse fantasie o realtà. Per lo più sono alienanti.
Questo breve romanzo è l'apice dell'assurdo di Murakami, forse fin troppo esasperato per una lettura popolare, quale ormai è diventata quella del Murakami contemporaneo. Mi chiedo se lo stile distaccato di un autore visionario e se le atmosfere surreali create attraverso un protagonista apatico e introspettivo come quello di 'Pinball 1973', possa trovare seguito e concorrere con l'aberrante ripetizione della narrativa moderna, che celebra l'ovvietà e l'iper realismo dei nostri giorni. D'altronde non mi importa molto...farò come 'Bogu', al massimo mi prenderò una birra per pensarci su.
Pubblicato nel 1980 in Giappone, secondo romanzo di Murakami, ad oggi si trova solo l'edizione inglese, sempre grazie alla pubblicazione della casa editrice Kodansha.

giovedì 19 aprile 2012

Haruki Murakami - Hear the wind sing

Procedo a gambero. Procedo al contrario, ma per cause di forza maggiore. La mia più recente lettura di Murakami corrisponde al suo primissimo scritto, 'Hear the wind sing'. Si tratta del primo racconto di Murakami pubblicato da Kodansha English Library a grande richiesta del pubblico e dei fan dell'autore giapponese, il quale non ha mai voluto pubblicare questo primo lavoro al di fuori del Giappone, dove invece ha visto la luce nel lontano 1979.
Innanzi tutto vorrei parlare della reperibilità dello scritto, che insieme a 'Pinball, 1973' è praticamente introvabile se non online. Non è mai stato nè tradotto, nè pubblicato in Italia e io l'ho comprato tramite Amazon americano e l'ho letto in inglese. Ho acquistato questi fantastici mini-libri impacchettati come origami, alla giapponese, per la bellezza di ben 25 dollari ciascuno. Le recensioni dicevano che i libri sono pressochè introvabili anche in America e che solo grazie alla pubblicazione internazionale della casa editrice giapponese Kodansha era possibile trovarne la traduzione. Li ho comprati subito, sfruttando il vantaggio della traduzione inglese di Alfred Birnbaum, pensando che era davvero buffo dover leggere la traduzione in inglese-americano, dall'inglese in cui Murakami ha deciso di scrivere questo romanzo. 
La storia è, come molti dei primi romanzi dell'autore, piuttosto seminale. Insieme a 'Pinball, 1973' e 'Nel segno della pecora', viene considerato parte della trilogia del 'Ratto'. In tutti e tre questi brevi romanzi/racconti, infatti, compare lo stesso personaggio con questo soprannome, anche se ha ogni volta un'identità diversa.
E' stato difficile leggere questa storia perchè non si tratta di una vera e propria storia. Non si trovano un'unità di tempo e spazio entro i quali viene raccontata la vicenda. Almeno, non la si trova nella maniera classica. Il protagonista senza nome (defintivo 'Boku' o 'Io-narrante' in giapponese) si trova nel suo paese d'origine per il break estivo dall'università. In quello che viene definito un 'pastiche' letterario, si svolgono piccole vicende di 'personaggi-antenati' di molti altri che si sveleranno nei successivi e più noti romanzi di Murakami. Il protagonista frequenta il bar di J, dove stringe amicizia con il Ratto e incontra una ragazza con la quale stringerà una relazione non ben definita. 
Ho trovato, in questo brevissimo romanzo, tutte le impronte primordiali della narrativa e delle tematiche di Murakami, ne ho intravisto il giovane talento, la vena introspettiva, la ribellione letteraria, che nel lontano 1979 fu considerata come un atto di non sottomissione al filone letterario che il Giappone, fin ad allora, aveva prodotto. In un interessantissimo volume di linguistica e semiotica intitolato 'Haruki Murakami. The simulacrum in contemporary Japanese culture' (di Michael Seats, acquistato in lingua inglese, nella pubblicazione americana), ho potuto leggere le interpretazioni di questo romanzo, le critiche e le opinioni che arrivano a classificare Murakami come il primo scrittore 'urban', 'metropolitano', che introduce i linguaggi e i segni della pubblicità e della società massmediatica, che a quei tempi cominciava a scalciare.
Ancora una volta, un segno di quanto questo autore fosse un visionario precorritore dei tempi.
Per tutti i fans di Murakami, un pezzo che non può mancare, anche per il suo delizioso packaging.

martedì 27 marzo 2012

Haruki Murakami and the music of words - J. Rubin

Scritto da Jay Rubin, 'Haruki Murakami and the music of words' è un illuminante saggio prodotto da un autore che è stato ed è tuttora il principale traduttore delle opere di Murakami in inglese, per il pubblico americano.
Consiglio questo libro, di cui esiste solo la versione in inglese per il momento, a tutti i fans di Murakami che vogliano sapere di più riguardo a questo autore così schivo e riservato. Rubin rivela interessante elementi biografici e aneddoti della vita privata di Murakami, spiega come egli abbia inventato un genere e uno stile mai visto prima nella storia della letteratura giapponese. Nel libro si ritrovano brani presi da interviste condotte da Rubin al suo idolo letterario attraverso collaborazioni che sono durate dal 1993 al 2001.
Mi sono gustata e centellinata ogni pagina di questo saggio, dal quale si deducono interpretazioni e analisi delle opere dell'autore giapponese, ma si apprendono anche piccole curiosità biografiche e divertenti situazioni, si capisce come mai Murakami abbia vissuto così tanto all'estero, quali siano stati i suoi rapporti con il pubblico e gli studenti che di lui hanno scritto e studiato e soprattutto si ha un'ampia e panoramica visione della musica, non solo citata dai romanzi stessi, ma anche di quella che emana dalle parole e dalla seducente prosa che da anni ormai costituisce il successo concreto di Murakami scrittore.
Un libro dal quale si possono attingere anche tecniche e strategie di scrittura, che lo stesso Murakami spiega e  svela attraverso le sue stesse parole.

giovedì 15 marzo 2012

Welcome to the NHK - light novel

Ho già parlato di questo argomento, precisamente dell'anime 'Welcome to the NHK'. Ma come avevo già scritto in un precedente post, esiste un libro, ovviamente omonimo, da dove è stata tratta la storia dell'anime.
L'autore è Tashuiro Takimoto, che si dichiara hikikomori fin dalla prefazione e che dunque anticipa di aver vissuto sulla propria pelle alcune delle situazioni vissute da Sato, il protagonista del romanzo.
Ma, poichè ho già scritto della storia, volevo tornare sull'argomento differenze/similitudini tra quello che ho visto su video e quello che ho letto. Mi ha colpito una cosa in particolare, nell'anime non si parla della dipendenza da droghe e allucinogeni di cui fa uso Sato e sono inventati, di sana pianta, due episodi molto importanti. Uno è quello dell'incontro con la Sempai, che porterà Sato sull'isola del suicidio di massa e l'altro è la storia dell'ex compagna di classe di Sato, che vive di debiti e di vendite per corrispondenze e che nasconde una vita e un fratello falliti. Insomma, il romanzo era probabilmente soltanto una traccia, uno spunto, per raccontare su video ulteriori fallimenti e variegate situazioni di hikikomori vissute e percepite da altre prospettive e altri esseri umani. Forse un modo per far capire come, in Giappone, questo fenomeno sia ben più diffuso e allargato anche su fasce d'età ed estrazioni sociali diverse.
Il libro, confronto all'anime, è decisamente più negativo e deprimente. Talvolta rasenta la follia e forse risulta un pochino più sbrigativo, rispetto all'adattamento su schermo. Nel complesso ho trovato interessante approfondire  gli argomenti NHK, hikikomori e 'grande cospirazione' anche attraverso la lettura.