MATRIOSKla

MATRIOSKla
Visualizzazione post con etichetta chitarra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta chitarra. Mostra tutti i post

domenica 2 dicembre 2012

Santana is sexy...

Non lui è sexy...mi correggo, ma la sua musica... Lascio un semplice esempio e un godibile ascolto...




Si tratta di 'Manana', una delle cinque canzoni inedite del suo disco del 2003 intitolato 'Ceremonies-remixes &rarities'...Io non resisto a questa canzone e i pensieri più impuri mi colgono e mi trasportano nella sensualità di ogni singola nota che esce da quella Gibson, che il mago Carlos abbraccia, producendo un afrodisiaco effluvio perchè il mondo cada in amore...









Oh no no
oh no no

Sometimes I wish I knew your name
At times I want to say hello
But you seem so far away
To let my feelings show
And though I don't know what to say
I feel that someday soon one day
Love will place you by my side
And it shall be our guide



And then manana sera se si
Means our love will always be
Something special and also true
Girl I long to be with you
Oh manana sera se si
Means our love will always be
Something special and also true
Girl I long for you

When I have you by my side
You will always be my pride
Love so simple yet so sweet
I do think you're all I need
So I thought I'd let you know
That my heart forever grows
Closer to your warm embrace
Everytime I see your face


And then manana sera se si
Means our love will always be
Something special and also true
Girl I long to be with you
Oh manana sera se si
Means our love will always be
Something special and also true
Girl I long for you

Oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh

And so manana sera se si
Means our love will always be
Something special and also true
Girl I long to be with you
Oh manana sera se si
Means our love will always be
Something special and also true
Girl I long for you

Do you know I don't know you
I wanna show you I do love you
That I do do, do love you
Oh babe, I think about you
Even though I don't know you
I wanna show you I do love you
And that I do do, I think about you
Oh babe, I do love you
Even though I don't know you
I wanna show you I do love you
I think about you
Oh do do, oh do do, oh do do

venerdì 30 marzo 2012

The very best of Smooth Jazz Guitar

Per chi ama il suono della chitarra, per chi vuole farsi rasserenare da soffici ritmi jazz e bossa, per chi ama fiammanti chitarre rosse e jumbo come quelle della splendida immagine di copertina, esiste un disco che raccoglie 12 canzoni di Norman Brown, Ronnie Jordan, Larry Carlton, Chuck Loeb e altri grandi maestri del modern e free jazz.
Le canzoni, selezionate da esperti intenditori della casa discografica Shanachie, sono opere di composizione, interpretazione e arrangiamenti di artisti che attirano migliaia di fans nel mondo e che hanno raccolto successi a livello mondiale negli ultimi anni. Ritmi groove, brasiliani, latino americani, ma anche semplicemente jazz adornano questo piccolo gioiello di musica da gustare, ad esempio, in una splendida mattina di sole. Alcuni brani mi hanno ricordato il disco 'Reptile' di Eric Clapton,  a sua volta ricco di influenze bossa e free jazz, oltre che di blues e mi hanno evocato le stesse sensazioni di relax e di libertà. D'altronde il jazz è puro e libero come una bella sessione di corsa per rilassare la mente e il corpo, oppure è pigro e sonnolento come una giornata di vacanza e meglio ancora geniale e improvviso come un giorno di primavera.

mercoledì 15 febbraio 2012

Dire Straits - Brothers in arms

Il disco più venduto degli anni 80 in tutta la Gran Bretagna. Ben 9 milioni di dischi e 35 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Registrato dall'84 all'85, tra Londra, gli Stati Uniti e Montserrat.
Era il 1985 e mi ricordo ancora, sebbene avessi solo 9 anni, che mio padre portò a casa da un viaggio in Inghilterra il vinile dei Dire Straits 'Brothers in arms'.
Ovviamente erano ancora i tempi in cui si comprava musica e la musica vera, sana, geniale esisteva e sarebbe esistita ancora per un bel po'. Mi ricordo che non riuscivo a capire che cosa potesse significare una chitarrona di metallo gigante sospesa in un cielo azzurro, contornato da bianche nuvole.
Naturalmente la chitarra rappresentava l'oggetto della personale abnegazione di Mark Knopfler per la chitarra. La chitarra riprodotta qui era detta resofonica, un modello Gibson che Knopfler suonava.
'Brothers in arms' è uno di quei dischi che bisogna avere. Bisogna soprattutto avere ascoltato almeno una volta dall'inizio alla fine. E' un disco che ha scalato classifiche e che ha sfornato delle super hit degli anni 80 come 'Money for nothing', 'Walk of life', 'So far away'. 'Your latest trick' e ci metterei anche 'Why worry'.
Insomma, un disco che è un successo strepitoso dietro l'altro e che mette insieme generi e atmosfere eterogenee e sofisticate. Ma soprattutto un disco che risente, in maniera positiva, del background culturale di Mark Knopfler, che si è laureato in letteratura inglese e ha anche insegnato per un certo periodo della sua vita. I testi, infatti, sono sempre molto intensi, verbosi, il linguaggio è piuttosto forbito e nello stesso tempo adatto alle tematiche edonistiche, contestate sarcasticamente da pezzi come 'Money for nothing', tipiche degli anni 80. Anche il sound è estremamente anni 80. Credo che, insieme alla voce di Phil Collins, il sassofono, suonato in quella stupenda canzone che è 'Your latest trick', sia una delle certezze di ritrovare nella memoria quel bellissimo decennio. 
'Brothers in arms' è un punto fermo nelle classifiche assolute, nella discografia del gruppo e nella collezione di qualsiasi amante di una buona musica, fatta principalmente di chitarre dal suono pulito e dal ritmo swing, dall'eleganza di questo professore del rock che è Knopfler e dal bizzarro influsso country-folk di cui il disco è pregno. Ho trovato solo un paio di difetti in questa bella opera musicale; il fatto che abbia solo 9 canzoni e che la traccia omonima, che chiude il tutto, sia davvero quasi troppo commovente.


domenica 18 dicembre 2011

'Lucille'

Dopo aver parlato di B.B. King, non potevo trascurare un elemento vitale per lui e per tutti quelli che gioiscono della sua arte. Ovviamente sto parlando della sua chitarra, della sua amata 'Lucille'.
King suona con il marchio Gibson fin dagli anni 40, durante i quali ha cambiato svariati modelli. Finalmente negli anni 60 viene costruito proprio il modello ES 355. Nel 1980 invece, la chitarra che già aveva un nome 'Les Paul' viene associata al nome di B. B. King attraverso la sua firma, che comparirà sul manico della chitarra. L'ebano, che è uno dei materiali più pregiati che si possano usare per costruire una chitarra, è l'elemento principe, insieme ad un'altro legno pregiatissimo come l'acero.

Ma c'è di più. La chitarra di Bibi non è soltanto una chitarra firmata, ma è un pezzo della storia privata del grande blues man. In questo caso non si tratta di una leggenda, ma la storia è verità ed è stata raccontata da King in persona. 
Durante una performance live nell'inverno del 1949, B.B. King stava suonando in un locale di una cittadina dell'Arkansas, dove si moriva di freddo. Per questo, di solito si usava scaldare l'ambiente con una stufa, la cui riserva di cherosene venne lasciata, quella sera,  in una tanica proprio al centro della sala da ballo. A quel punto un paio di ragazzi diedero inizio ad una lite, finendo per urtare la tanica. In un attimo il liquido si rovesciò e il fuoco avanzò velocemente verso i musicisti.. Tutti furono costretti a lasciare il locale, compreso B.B. King. Ma quando quest'ultimo si rese conto di aver abbandonato la sua chitarra alle fiamme, si sentì in dovere di rientrare e di salvarla dal fuoco. Pare che l'impresa fu talmente ardua che B.B. King decise di ricordare per sempre quel momento. Quando il giorno seguente seppe che la ragazza, per cui i due litiganti avevano causato l'incidente, si chiamava Lucille, decise di chiamare con quel nome la sua preziosa Gibson.
Da allora Bibi non si è mai più separato dalla sua Lucille. Esistono addirittura un album e una canzone con questo nome nella discografia di King, in cui si raccontano la vita e le gesta di Bibi  e della sua Lucille.

Ora ho capito che B.B. King stringe la sua Lucille, così come si tiene stretto alla sua vita di grande e instancabile musicista. A 86 anni Bibi suona il blues ed è ancora in gamba.

B.B. King e il brivido blues

L'altra sera ho avuto una folgorazione. Forse sarà un po' tardi per scoprire un genio della musica, che suona blues dagli anni 50 e che è ancora un mito vivente per la generazione dei miti di oggi. Ma almeno è successo. Meglio tardi che mai. 
Sono capitata su un video di una performance live del 1993 della magnifica 'The thrill is gone' del grande, inarrivabile B.B.King e come direbbe un americano 'sono caduta in amore con lui'.


Non sono mai stata un'amante delle performance live, ma laddove esiste la virtù di possedere e suonare uno strumento, oltre che la voce, di solito il suono dal vivo non fa altro che dare ulteriore lustro alla maestria.
D'altronde qui si parla di un maestro come 'Blues Boy' King, nato il 16 settembre del 1925 come Riley B. King nello stato del Mississippi, dove lavorò nei campi e raccolse cotone insieme alla madre e alla nonna, fino a che non scoprì il suo talento per la musica. Iniziò a cantare musica gospel in chiesa e poi, trasferitosi a 23 anni a Memphis, cominciò ad affinare la sua tecnica di chitarrista blues.
Successivamente, iniziò al lavorare come Dj in una radio, dove si guadagnò il suo nickname e in seguito affinò la sua eclettica concezione del blues. Secondo Bibi, il blues era una miscela di country, associato alla pura emozione del canto gospel e infine impreziosito dalla delicata raffinatezza del jazz. Grande estimatore di Duke Ellington, diede inizio ad una sorta di rivoluzione per il modo in cui suonava la chitarra e della la quale lo string-bend e il vibrato diventarono marchi inconfondibili. Suonò e suona a tuttora con la sua inseparabile Gibson Custom ES 355, chiamata Lucille, ormai la sedicesima della sua carriera con la Gibson. Si dice che, prima di lui, il suono della chitarra elettrica sembrasse soltanto un suono acustico.

Non mi stanco di guardare questo video. Sì, proprio di guardarlo, perchè oltre alla musica che trasuda umori  di divinità,  finora a me ignote, oltre alle parole struggenti di un amore perduto, tipiche di un testo blues, qui si trova anche l'eccezionale interpretazione. Credo di non aver mai assistito alla visione di una canzone davvero interpretata, prima di questa. Bibi sente le note prima ancora di suonarle, le annuncia spalancando la pupilla retrattile del felino, sbarrando lo sguardo verso il cielo degli dei del blues, offrendo ad essi la fronte scalfita dal sudore sofferto, accasciato sul suo volto, impavido e indifferente, come il Mississippi river sulle lande di un sud senza confini. Ho visto le mani di un pazzo, che sembrano dita di un rettile e che si muovo con la grazia di una libellula, il gesto dello showman che disegna i cerchi del brivido blues nell'aria e la bocca spalancata del lunatico. Ho sentito il crescendo della musica, il volume e un abbraccio poderoso, come se avesse stretto un figlio. Infine ho scorto il sorriso della resa. Dopo questo video, nessuno potrà dire di non aver visto l'anima di B.B. King.

lunedì 6 giugno 2011

Washburn e il blues di Chicago

Finalmente dopo anni di chitarra classica, suonata qui e là per divertimento, ho comprato una chitarra acustica. Nonostante sia spesso una fashion victim, in questo caso l'appeal dei classici e meravigliosi marchi come Fender, Ibanez, Yamaha e via discorrendo, non hanno saputo reggere il confronto con un marchio, di cui fino a qualche mese fa non conoscevo l'esistenza, ossia Washburn.
Come si suol dire, è stato amore a prima vista: la forma a 'D', gli intarsi madreperlacei sulla rosetta, il manico confortevole, la tastiera ben rifinita, un corpo standard e un'elegantissima e originale paletta con tanto di font del marchio un po' vintage e molto folk/blues mi hanno colpito e 'affondato'.
Devo dire che la prima che avevo visto era di un colore grigio/blue petrolio e che io cercavo una chitarra blu, ma la scelta finale è caduta su una rossa fiammante modello EA12-R.
Nonostante stessi per commettere il grave errrore di comprare una chitarra in un megastore, la mia coscienza in ultimo ha avuto la meglio e grazie alla simpatia di un piccolo negozietto - di quelli in via di estinzione - nella mia amata città di Monza e del suo proprietario, sono arrivata all'acquisto.
Quando sono tornata a casa, ero curiosa di scoprire qualcosa di più riguardo alla storia di questo marchio e insieme a quello ho scoperto grandi cose ad esso legate con la storia del blues.

La Washburn Guitars è un'industria produttrice di chitarre (ed altri strumenti musicali) fondata a Chicago nel 1883 a pochi isolati dalla famosa Maxwell Street. La fama di questa strada si deve al massiccio movimento di musicisti di etnia afro-americana dagli stati depressi del Sud degli Stati Uniti verso il Mid-West e in particolare l'Illinois. Già dagli inizi degli anni '20, i cantanti neri portano con sè la sofferenza della schiavitù e la loro attitudine a cantarla all'aperto. Proprio Maxwell Street diventa il posto delle loro successive performances anche negli anni '30 e '40. Portandosi dietro strumenti musicali sempre più amplificati, elettrificati e quindi sempre più udibili dal pubblico e dai passanti della strada, si viene a creare un fortissimo legame tra musicisti del luogo e nuovi arrivi dal sud e inizia a prendere vita ciò che verrà chiamato dapprima urban blues e poi Chicago Blues.

Cantando la propria sofferenza attraverso strumenti più potenti, il blues di Chicago si distingue sempre più dal country blues acustico del Sud e quando - a seguito della depressione economica post Prima Guerra Mondiale - molti musicisti Jazz, provenienti dal cosiddetto Delta Blues, sono costretti a spostarsi verso nord, i primi ad accoglierli sono i commercianti. Questa classe, prevalentemente di origine ebrea, individua in loro una possibile fonte di attrazione per i viandanti e  futuri clienti della Maxwell Street, che potranno ascoltare musica direttamente nei negozi o dagli edifici a fianco dove i nuovi bluesmen produrranno la loro musica. Tra i primi regolari cantanti di Maxwell Street ci sarà Jimmy Davis con oltre 40 anni di performances. Dall'evoluzione del blues, amplificato, rielaborato e magistralmente interpretato da nomi quali Luis Armstrong, Muddy Waters e Bo Diddley nascerà poi il rock'n'roll.

Maxwell Street appare nel film del 1980 Blues Brothers ed è rappresentata appunto come l'ideale dimora di una fervente comunità afro-americana.

Tornando alla mia nuova chitarra, sono molto soddisfatta dell'acquisto, del suono, della silhouette di questo affascinante strumento. Anche se le mie preferenze rimangono orientate verso la musica rock, grazie a questa Washburn sto scoprendo anche l'importanza e il fascino della musica blues di casa in un altrettanto affascinante città come Chicago...Sweet Home Chicago...