MATRIOSKla

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sabato 18 ottobre 2014

Una reliquia dell'Aeroflot

Tra i libri, gli oggetti e i souvenir russi in mio possesso ho ritrovato, qualche giorno fa, una vera e propria reliquia dell'era sovietica. Uno dei premi che la mia professoressa di russo del liceo era solita elargire in cambio di una buona performance linguistica, durante le sue ore. Peccato non saperne molto. Se non che, a quel che si legge, potrebbe trattarsi di una sorta di gadget proveninete dall'Aeroflot del 1989. Ricordo che nei gloriosi anni 80 molte compagnie aeree usavano regalare qualche ninnolo pubblicitario come ringraziamento e invito a viaggiare di  nuovo con loro. Dunque potrebbe essere qualcosa del genere. Una piccola reliquia misteriosa. Una raccolta di cartoline illustrate con tanto di breve ricetta in russo e in inglese dei principali piatti sovietici, dal vinegred, allo scij, ai pelmeni
Come sempre sorrido dell'arrancante tentativo sovietico di stare al passo con le usanze dell'occidente, della loro personale interpretazione della grafica e dell'estetica di packaging e manifatture del tempo. Una reliquia che mi ritrovo tra le mani in ricordo di un passato che adesso appare fiabesco e ingenuo, quell'ingenuità che era necessaria ad accrescere il mito delle super potenze Usa e Urss e della loro Guerra Fredda...

Syrniki in forma di anniversario

Ieri 17 ottobre era una data speciale. Quattordici anni fa mi preparavo a partire per un lungo soggiorno a Mosca, che doveva durare un mese e poi ne durò ben quattro. Di tanto in tanto, mi ricordo di quel giorno e mi metto a 'celebrare' la partenza. Mi piace ricordare l'autunno moscovita, ancora mite e carico dei profumi e dei presagi dell'inverno. Questa volta l'ho fatto preparando i syrniki, dei dolci russi simili a frittelline grandi come una moneta d'oro. Il loro nome prende origine dalla parola russa syr che significa formaggio. Ho cercato in rete qualche ricetta 'rinnovata', come spesso capita di apostrofare tutto quello che di russo ha appartenuto al periodo sovietico e che si vuole riadattare ai gusti e ai tempi moderni. Poche sono le ricette che propongono la preparazione dei syrniki con il vero formaggio russo. Forse perchè non è facile da trovare. Si chiama tvorog. Io l'ho comprato in un negozio russo di Milano. In alternativa, le comuni ricette prevedono l'uso della ricotta.
La parola tvorog in russo significa 'cagliata' e da qui il nome del formaggio stesso. La sua origine e il suo utilizzo nella storia russa sono antichissimi e quasi sconosciuti. Si dice che già nell'antica Rus' si preparasse e producesse questo formaggio e, che sia ricchi che poveri, ne consumassero abitualmente. I governatorati di Jaroslav e Rjazan nel I secolo d.c. furono i migliori produttori di questo formaggio. Come Vladimir Dal, famoso linguista, sottolinea nel suo monumentale dizionario ragionato della lingua russa, la parola trae origine dal verbo russo tvorit che signifa 'creare', 'produrre'. Ancora oggi, nonostante la natura del prodotto sia uguale a quella dei più comuni latticini e formaggi, in russo si usa chiamarlo tvorog e non semplicemnte formaggio, per distinguerne la particolarità e la peculiare lavorazione. E' così che sono nati nella tradizone della cucina russa questi 'antichi' dolci, con un sapore acidulo e intenso, addolcito dallo zucchero e dalle uova. La cucina russa ha una sorta di predilezione per quel retrogusto di acidità che certi piatti tipici portano con sè. Basti pensare all'uso della panna acida, o smetana, su tutte le zuppe più famose o il kefir simile al nostro yogurt magro, ma con un sapore molto, molto più 'sincero'.

Ingredienti

350 gr Tvorog o ricotta
4 tuorli d'uovo
75 gr di farina
40 gr di zucchero
Una presa di sale
Burro fuso

Preparazione

Versare in un recipiente il tvorog (oppure la ricotta ben sgocciolata) e aggiungere ad uno ad uno i tuorli d'uovo. Sempre mescolando, unire la farina, il pizzico di sale e lo zucchero e continuare a rimestare fino a raggiungere un impasto amalgamato e solido.  Di questo impasto, farne 3/4 palle da stendere su della carta forno leggermente infarinata. Creare poi dei piccoli cilindri lunghi almeno otto centimentri e di uno spessore di due. Lasciarli avvolti nella carta forno e metterli a refrigerare per 40 minuti circa.
Una volta compatti, tagliare dei piccoli pezzi dai cilindri e lavorarli per farli diventare rotondi, mantenendo lo spessore di due centimetri. Una volta pronti, friggere in padella con burro fuso e adagiare su carta assorbente.



sabato 11 ottobre 2014

Gli occhi di Stalin - Gian Piero Piretto

Chissà come sarà stato guardare negli occhi di Stalin. Chissà come sarà stato guardare con gli occhi di Stalin. Chissà cosa pensavano quegli occhi quando vedevano il paese dei soviet nascere proprio solo con un cenno di quelle fonde, scure pupille. 'La cultura visuale sovietica nell'era staliniana' recita il sottotiolo di un altro piccolo grande capolavoro di analisi della società realsocialista dello scorso secolo. Una lettura per chi non ne ha ancora abbastanza di sapere che cosa vagava misteriosamente per la testa del grande dittatore, per cosa andavano a morire decine di migliaia di deportati cittadini, per capire quanto davvero si poteva credere in un'idea che avrebbe costruito un'altra realtà in favore di una nuova specie umana, quella dell' homo sovieticus. Piretto, con profonda conoscenza di fatti, misfatti e subrealtà, guida il lettore in un'analisi appassionante e incredibile, di un passato ormai stupefacente tanto è ormai inverosimile agli occhi del nostro tempo. Occhi che non hanno visto Stalin.

Sigarette sovietiche da collezione

Alcune le ho fumate. Altre le ho tenute solo come reliquie dell'epoca sovietica, non ho osato nemmeno aprire il pacchetto per paura di non trovarle più in giro. Adesso fanno solo parte di una piccola collezione di pacchetti di sigarette che hanno appartenuto alla storia dell'Urss. Non era cosa da poco riuscire a fumarle. Io sono riuscita a sopportare soltanto le Kosmos e le Soyuz Apollo durante i miei viaggi a Mosca. Le sigarette sovietiche sono e sono state tra le più forti in circolazione. Prendiamo le Belomorkanal, per esempio. Più che sigarette sono papirosy, cioè pochi centimetri di tabacco avvolto in una cartina che termina in un bocchino di cartone privo di filtro. 
Certamente bizzarre, tanto quanto l'impresa storico geografica che ha dato loro il nome. Nel 1931, Stalin diede ordine di costruire un canale che unisse il Mar Bianco al Mar Baltico. Nella costruzione morirono decinie di migliaia di prigionieri dei Gulag, ma per ricordare e celebrare quest'impresa che si realizzò secondo le previsioni del piano quinquennale, Stalin decise di dare il nome del canale costruito alle sigarette sovietiche più fumate del paese a quel tempo.

Anche le Soyuz Apollo sono sigarette 'storiche', oltre che pressochè introvabili. Nel 1975, nel tentativo di distendere i rapporti tra Usa e Urss in piena Guerra Fredda, fu concepita una missione spaziale comune tra i due paesi. L'Unione Sovietica ricordò il momento con la realizzazione di pacchetti di sigarette che raffiguravano sul fronte il volo della navicella spaziale nello spazio. Simile sorte ebbero le Kosmos, che ricordavano le grandi conquiste dei cosmonauti sovietici. Tra le altre introvabili anche le Prima e le Stalinskie.

lunedì 29 settembre 2014

Vita e destino - Vasilij Grossman

Finito di leggere 'Vita è destino' di Vasilij Grossman e ricordo il mio assetato amore per la letteratura. Penso a come ormai sia obsoleto questo termine 'letteratura' e forse anche il termine 'romanzo' lo è. Non trovo ad oggi qualcosa che nelle letture contemporanee sia simile ad un romanzo epocale come questo. Forse perché un tempo la letteratura era informazione, mentre oggi leggere un libro è intrattenimento. O forse semplicemente perché la storia, le ideologie, l'umanità che si narravano in passato, fino al secolo scorso, sono ormai compiute. La letteratura è ormai satura di idee, di ispirazione. Ho chiuso questo libro e ho pensato alla fatica immane di scrivere per dieci anni la storia della battaglia di Stalingrado. La fatica di darle un quadro socio culturale talmente dettagliato che spacca il capello, tanto da sentirsi catapultati nella casa dello scienziato ribelle Strum o nelle camere di tortura della Lubjanka mentre interrogano un qualsiasi Krymov. Di una profondità abissale, di una cura maniacale, di una maestria d'intreccio inenarrabile. Fotografie di un'epoca terribile. Fotografie e parole. Ecco di cosa erano fatti i romanzi che non esistono più. Una lettura monumentale. 

sabato 30 agosto 2014

Mosca fantasma

...In mezzo alle sette sorelle esisteva una città...si chiamava Mosca. Mi domando se si chiami ancora così. Nessuno con certezza lo sa più. Io che pensavo sarebbe rimasta sempre lei. La perla nera dell'est Europa. E invece che cosa è rimasto dei miei ricordi moscoviti degli anni 90? Fantasmi. 
Mosca è scomparsa non appena ho messo piede in aeroporto. Scomparso il soffitto bucato di spilli di Sheremetevo Dva e scomparso è lo sguardo tetro della guardia di frontiera, il cui volto era nascosto per metà dal gabbiotto di metallo. Non lontano dal terminal sorgono i centri commerciali delle periferie, le arterie autostradali che si arrotolano intorno alla Jaroslavskoe shossè. Cineserie.
E' scomparsa l'aria polverosa, sono scomparsi i chioschi per le strade che vendevano birra Baltika e sigarette Soyuz. Gli edifici del vecchio Arbat non sono più 'na remont', sono diventati un enorme ristorante, un self service di cibo esotico all'aperto. Dov'è finito il negozio di souvenir con le 'shkatulke' fatte a mano dagli artisti di strada e il muro di mattonelle pieno di graffiti? Scomparsi. Cerco tra i ricordi, farfuglio tra me e me i versi dei poeti che i cittadini sovietici leggevano da libri di carta seduti in metropolitana: la loro bara infinita, il loro carro funebre agghindato a festa e oggi rifugio dei dipendenti da segnale wi fi attivo sulla linea 'kolzevaja'. Canticchio una canzone dei Lube 'Ach Moskva, moja Moskva...' che cosa ne hai fatto di te stessa? Sei un fantasma travestito da spia dell'occidente. Sei una nuova generazione uguale a tutto il resto del mondo, che gira con i Rayban Aviator e gli auricolari bianchi nelle orecchie. Stoni. Nascondi il tuo turpe passato negli interstizi di qualche sotterraneo. Nascondi i tuoi spettri nelle foto in bianco e nero, ma io li ho visti comunque, qualche volta sono ricomparsi tra le foto a colori. Erano ancora in tanti.
Non sono scomparsi il Bolshoj, la Torre Spasskaja e la Piazza Rossa. Il loro candore non lo porterà mai via nessuno. Ma è scomparso l'hotel Rossija, al suo posto un buco nel cuore sparato di Mosca. Un altro fantasma. Cammino e amo il rombo dei treni della metropolitana, amo lo sfarzo della Belorusskij Vokzal, le sculture sovietiche della stazione di Ploshad' Revoluzij, la via Nikol'skaja che mi ha portato fino alla 'bella' piazza e, voltandomi, le guglie di San Basilio mi hanno ancora ferito gli occhi. Amo il dolore delle distanze eterne, quelle che portavano al paradiso socialista e amo la luce di questo cielo basso in rotta orizzontale verso est, i 'perechod' più lunghi di un viaggio tra una stazione e l'altra.
Dove sono tornata? Mosca... ti vedo e non ti vedo, ti sento e non ti sento come il gingle alla radio di Podmoskovnie Vecera, ti ritrovo con le tue piastrelle da manicomio, ti ritrovo all'hotel Cosmos, al quartiere dei Cosmonauti, alla fiera delle gesta e delle imprese del popolo al Vdnkh e poi ti riperdo. Le babushke non vendono più i loro cetrioli salati per la strada, poche donne di mezza età vendono fiori per conto di qualcun altro, i mendicanti non sono più sinceri. Eppure torno, come un tempo, a casa di notte, ascoltando una canzone che dice 'Do svidanja ...Arrividerci... Moj ljubimij gorod ... mia amata città' e mi struggo di toskà e mi scendono lacrime che gli ignari moscoviti non notano. Ancora, come un tempo, salgo su un vagone del treno dopo quattro o cinque brindisi alla vodka e ci riprovo... cerco quell'unica cosa che mi diceva 'sei a Mosca' più di ogni altra. Cerco l'odore acre di pane e salame ...l'odore della Russia ... e non c'è più. E' volato via, è volato dove c'era l'est ...