MATRIOSKla

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sabato 18 ottobre 2014

I sotterranei di Londra - Peter Ackroyd

Non ne avevo la minima idea. Non pensavo che tanta vita e tale storia, quella vera, quella dell'umanità, si riversassero nel mondo sotterraneo londinese. Sempre affascinante Londra. Affascinante leggere delle sue parti nascoste, delle sue intime oscurità, della sua natura caduca e delle sue innumerevoli rinascite. 'I sotterranei di Londra' è una lettura insolita riguardo a qualcosa a cui non si pensa mai: cosa sta sotto i nostri piedi? Che cosa nasconde il sottosuolo? Poche pagine in cui si raccolgono le segrete nefandezze della peribilità dell'uomo, una piccola chicca per curiosi. Un ultimo capitolo inquietante, a metà tra la verità e la leggenda letteralmente metropolitana. Peter Ackroyd come sempre possiede una conoscenza di cui mi domando e ne ammiro l'origine. Un biografo eccezionale di una megalopoli immortale.

sabato 11 ottobre 2014

Gli occhi di Stalin - Gian Piero Piretto

Chissà come sarà stato guardare negli occhi di Stalin. Chissà come sarà stato guardare con gli occhi di Stalin. Chissà cosa pensavano quegli occhi quando vedevano il paese dei soviet nascere proprio solo con un cenno di quelle fonde, scure pupille. 'La cultura visuale sovietica nell'era staliniana' recita il sottotiolo di un altro piccolo grande capolavoro di analisi della società realsocialista dello scorso secolo. Una lettura per chi non ne ha ancora abbastanza di sapere che cosa vagava misteriosamente per la testa del grande dittatore, per cosa andavano a morire decine di migliaia di deportati cittadini, per capire quanto davvero si poteva credere in un'idea che avrebbe costruito un'altra realtà in favore di una nuova specie umana, quella dell' homo sovieticus. Piretto, con profonda conoscenza di fatti, misfatti e subrealtà, guida il lettore in un'analisi appassionante e incredibile, di un passato ormai stupefacente tanto è ormai inverosimile agli occhi del nostro tempo. Occhi che non hanno visto Stalin.

lunedì 29 settembre 2014

Vita e destino - Vasilij Grossman

Finito di leggere 'Vita è destino' di Vasilij Grossman e ricordo il mio assetato amore per la letteratura. Penso a come ormai sia obsoleto questo termine 'letteratura' e forse anche il termine 'romanzo' lo è. Non trovo ad oggi qualcosa che nelle letture contemporanee sia simile ad un romanzo epocale come questo. Forse perché un tempo la letteratura era informazione, mentre oggi leggere un libro è intrattenimento. O forse semplicemente perché la storia, le ideologie, l'umanità che si narravano in passato, fino al secolo scorso, sono ormai compiute. La letteratura è ormai satura di idee, di ispirazione. Ho chiuso questo libro e ho pensato alla fatica immane di scrivere per dieci anni la storia della battaglia di Stalingrado. La fatica di darle un quadro socio culturale talmente dettagliato che spacca il capello, tanto da sentirsi catapultati nella casa dello scienziato ribelle Strum o nelle camere di tortura della Lubjanka mentre interrogano un qualsiasi Krymov. Di una profondità abissale, di una cura maniacale, di una maestria d'intreccio inenarrabile. Fotografie di un'epoca terribile. Fotografie e parole. Ecco di cosa erano fatti i romanzi che non esistono più. Una lettura monumentale. 

martedì 4 febbraio 2014

Very British Problems - Rob Temple

Chissà se uno come Neil Tennant abbia mai avuto dei 'Very British Problems'...?di certo un inglese che più inglese come lui non si può, avrà provato ad averne. 
Ma qui più che di problemi, vi parlo di un libro spassosissimo. Dopo essere creato l'account di Twitter che si chiama @soverybritish, l'autore, nonchè giornalista inglese, Rob Temple ha deciso di pubblicare, sottoforma di libro, tutti i tweet migliori, da lui postati con regolarità. 
Ma il vero spasso è la natura del tweet. Avete presente il tipico inglese contemporaneo, pieno di tic e manie, che racconta le situazioni più grottescamente comiche, che gli posso capitare durante una giornata qualunque? Tipo...'Entrare in preda ad un tiepido panico, se incapaci di prendere la corretta somma di resto dalle proprie mani, entro tre secondi?', oppure 'arrivare al lavoro presto, così che il minor numero di persone noterà che stai indossando una nuova giacca?', oppure 'cercare di recuperare un biscotto sfranto nel tè bollente, con un altro biscotto?'. Sì, sì... sono certa che almeno una di queste tre cosucce, tragicomiche quel tanto che basta, sono successe a ognuno di noi. Ecco perchè, ogni sera prima di dormire vado a leggermi un breve tweet, dall'account o dalla versione cartacea, diventata un libro già di successo in Inghilterra, chiamato appunto 'Very British Problems - making life awkward for ourselves, one rainy day at a time'. La cosa ancor più comica è che, nonostante io non sia British, mi ritrovo lo stesso molto di frequente protagonista indiretta di quelle situazioni. Ovviamente bisogna conoscere piuttosto bene l'inglese per apprezzarne le sfumature, ma anche essere calati  nel tipico humor inglese. Chissà, mi chiedo di nuovo, se quell'uomo così esemplarmente British, che nella mia mente subito appare quando penso ad un inglese, come Neil Tennant abbia mai sofferto di very British problems. Sono
certa di sì. Enjoy it!

Ritratti in Jazz - H. Murakami


Che cosa non si sarebbe disposti a leggere purchè sia qualcosa uscito dalla mente di un proprio idolo? Io, per esempio, sono disposta a sorbirmi qualsiasi cosa, pur di leggere ogni minimo stralcio di Murakami. Come evidente riprova del fatto che l'astinenza dal mio autore contemporaneo preferito ha potere su ogni cosa, sono stata disposta anche a leggere qualcosa di suo che non è un romanzo. Non che, in effetti, mi sia costata così tanta fatica o che abbia avuto alcuna titubanza, anzi. Forse il fatto che 'Ritratti in jazz' non sia un romanzo mi lasciava solo il semplice dispiacere di non avere pagine e pagine di fiction da poter divorare. L'argomento trattato nel libro, la musica Jazz, mi ha sorpreso fino a un certo punto.

 Sapevo già molto bene che il maestro ha una forte passione per questo genere musicale e sapevo anche che possiede una vastissima collezione di vinili di tanti musicisti jazz. Mi ha sorpreso, piuttosto, che 'Murakami l'impenetrabile' si sia aperto su un tema così soggettivo. Lui, solitamente così schivo, si è lasciato andare a intime rivelazioni sulle emozioni suscitate in lui dalla musica, fin da quando era un giovane studente. Lo ha fatto descrivendo brevemente i suoi idoli musicali da un punto di vista sempre diverso e casuale. Forse, sta proprio in questo la godibilità del libro; non si sa mai che cosa dirà l'autore del prossimo musicista. Me lo vedo Murakami...che dopo una giornata di scrittura e di joggin, si siede in poltrona, mette sul giradischi uno dei suoi innumerevoli vinili, alza il volume delle sue casse ormai datate, ma dalle quali - come lui stesso confessa nel libro - non riesce più separarsi, perchè altrimenti il ricordo della musica cambierebbe e mentre si gusta il suo bicchiere di whisky, piano piano si assopisce e comincia a sognare. Sornione. Come un gatto.

venerdì 31 gennaio 2014

Il ristornate dell'amore ritrovato - Ito Ogawa


Ecco...me la immaginavo proprio come in questa fotografia la protagonista del libro in questione. Mi immaginavo Ringo, senza la sua voce, vestita nei tipici indumenti giapponesi, con le mani giunte sul suo cibo e un volto quasi angelico. 'Il ristornate dell'amore ritrovato' è la storia di una ragazza con la passione per la cucina, che un giorno perde la capacità di parlare per via di uno shock e decide di tornare al suo paese natìo per aprire un ristorante. Ma c'è molto altro. Innanzi tutto, questo romanzo arriva ad essere una sorta di piccolo compendio della cucina giapponese. Nomi, definizioni e prelibatezze di ogni tipo si avvicendano e si comprendono solo grazie al glossario delle ultime pagine, altrimenti assai complicati. Si potrebbero quasi seguire le istruzioni della narrazione e ne verrebbero fuori fior di ricette. Ma c'è dell'altro ancora. Ringo ha un rapporto conflittuale o quasi inesistente con sua madre, che si risolve solo in prossimità di un finale strappa lacrime. Infine c'è la 'sublime' presenza di Hermes, una tenera e pacifica scrofa, allevata e accudita come un comune animale domestico da Ringo nel cortile di fianco al 'Lumachino'. Chi ama le sottigliezze dell'animo giapponese e anche tutte le sfumature di una cucina così raffinata, non potrà non godere di questo libro. 
L'autrice, Ito Ogawa è molto famosa nel suo paese come scrittrice, ma anche come cuoca. Sul suo sito, solo in giapponese, ogni giorno propone al suo seguito di pubblico, originali e gustose ricette.

mercoledì 22 gennaio 2014

Questa notte mi ha aperto gli occhi - J. Coe

Ma cos'ha Jonathan Coe che non va? O, meglio, che cos'ha che va? Due domande apparentemente diverse, ma che in verità si completano. Quello che va è che scrive molto bene e che racconta storie contemporanee, riuscendo a farti sempre stare dalla parte del protagonista, sebbene questi a volte possa risultare anche il solito eroe perdente. Il mondo dei personaggi creati da Coe, infatti, è il mondo del loser. Dati i nostri tempi, fin qui, ci può stare tutto: l'antieroe, la società britannica calpestatrice e crudele, l'odio della vita metropolitana ecc. Ma talvolta mi chiedo dove vada Coe a pescare certe idee, in quale parte del suo cervello risieda la sua facoltà di creare fiction. Una finzione cioè, che a volte è troppo finta, come in questo libro. Ecco quello che non va.
Questo libro sembra un diario, perchè racconta una storia personale guardando a ritroso e lo fa in prima persona. Ma, già dalle prime pagine, accade qualcosa che sembra ricordare un thriller. Il personaggio principale assiste ad un omicidio e per il resto del tempo siamo sballottati tra continui flashback e paturnie esistenziali di un musicista, l'eroe, che non riesce a sfondare. Il tutto si risolve in un rocambolesco finale, che più che altro sembra la fantasia lisergica di un estimatore della musica prog degli anni 70. Si scopre, infatti che, l'assassino è...no ok, non lo dico. Ma il tutto somiglia davvero alla copertina di un disco dei Jethro Tull o simili. Insomma, di un'assurdità visionaria, che non mi porta nè verso il piacere del romanzo, nè verso la suspance del thriller. Non c'è introspezione psicologica e una buona fluidità temporale. Ma c'è una cosa Mr Coe, che mi piace davvero... Una cosa, o meglio, una città che si chiama Londra, che è il fulcro di tutto. E' lei, la musicista attraverso gli incipit delle canzoni degli Smiths citati ad ogni apertura di capitolo. E' lei, l'antagonista dell'eroe: fredda, sudicia, sciatta e indifferente. E' lei l'assassina dei sogni di ogni inglese, gallese o scozzese. E' una Londra con i denti aguzzi, ogni tanto compare e graffia, ogni tanto sbuca dal buio e uccide, quasi sempre rimane lì sullo sfondo, umida e semovente, come l'inquieto Tamigi e ruggisce, scolora, turbina intorno alla gente, la schiaccia come un tombino sull'asfalto e poi torna ad essere la splendente Londra. Quella che ti apre gli occhi una notte e ti fa capire chi devi diventare, se un avanzo della società o un musicista che ha recuperato il tempo perduto a fissare fuori dalla finestra, quando aveva 15 anni e che finalmente riuscirà a scrivere la sua canzone.

Splendore - M. Mazzantini

Quale modo migliore di cominciare un nuovo anno se non leggere un buon libro. La mia prima lettura e preferenza, per questi esordi del mese, vanno ad un libro scritto davvero splendidamente. Sì, perchè il vero splendore è la poesia, che si spoglia in prosa, per raccontare una storia triste e colma di dolore. Eppure il dolore ha un potere, perchè è un dolore che non si arrende, ma anzi si arricchisce grazie alla forza dell'immagine. Margaret Mazzantini è una scrittrice italiana, ma il suo modo di scrivere mi ricorda tutto meno che la piatta narrativa nazional popolare, che tanto disprezzo. Piuttosto, questo stile così prolisso, così meticoloso, così atrocemente vivo mi ricorda la poesia russa di Anna Achmatova intrisa di crudeltà. Quello spurgare vivifico di una ferita che si tenta di ripulire estirpandone la sofferenza. Infine è confortante ritrovare una tipica scrittura dalla sensibilità e dalla profondità puramente femminea. Sarebbe quasi impossibile dire che il detentore di questo talento così sublime, sia un uomo. Mi domando se anche la traduzione in altre lingue di questo libro, ne mantenga la stessa velata. ma anche roboante femminilità. 
Se 'Non ti muovere' era una lama infilata nel cuore, quello che si vive nelle pagine di 'Splendore' è il momento in cui si estrae la lama del coltello e il cuore prende a sanguinare. Avevo già apprezzato e lodato la cura, l'intensità, l'immensa costruzione scenica e immaginifica di quello che stava dietro all'intreccio di 'Venuto al mondo'. Qui, nonostante l'apparente ovvietà di una storia d'amore tra due uomini gay mai, davvero vissuta, la difficoltà era non rendere il racconto banale, non scolorirne il significato con lo stereotipo - seppur vero - dell'amara realtà. 
Ottimo libro per chi apprezza la lettura con l'anima, piuttosto che quella con gli occhi. L'unica autrice italiana degna del titolo di scrittrice.

venerdì 29 novembre 2013

Londra - M. Maffi

Dettagliato e scorrevole, appassionato e letterariamente attendibile. Un'insolita guida di Londra, un po' romanzata, un po' biografica, un po' malinconica, che sto divorando di pagina in pagina. Niente a che vedere con le guide stile Lonely Planet. Lungi dall'essere turistica e consumistica, l'autore ci guida attraverso la città, cercando di darne una descrizione accattivante e sincera, storica e panoramica. Direi che leggere questa guida mi sta dando la stessa sensazione di guardare la radiografia toracica del posto: se ne intravede lo scheletro, si riescono a contare le vertebre, si capisce come si congiungono i quartieri e le zone più famose, come si può vedere un'articolazione ossea. Manca solo una cosa, entrarci dentro, andare sul posso, spolparne la carne, esplorarne le pieghe e gli anfratti ancora poco visibili e sconosciuti e soprattutto poggiare i piedi sopra il suo cuore, quello che non si riesce a vedere, ma che certo palpitante com'è Londra, non si può far altro che sentire. Ottimo compendio e spunto per approfondire la conoscenza, immensa, illimitata e sconfinata di una città sprofondata nella storia,  grazie alla generosa condivisione dell'autore di tutto ciò che rigurgita in questo prezioso libretto. Mi ha ricordato un po' la 'Praga magica' di Ripellino, con molti meno fronzoli letterari. 

venerdì 22 novembre 2013

Notizie da un'isoletta - Bill Bryson

Già il titolo la dice lunga. Soprattutto sul carattere scherzoso e sarcastico dell'autore. Bill Bryson, americano di nascita, decide di intraprendere un viaggio attraverso tutta la Gran Bretagna, dove risiede da anni con la sua famiglia. Si da il caso che, dunque, quell'isoletta sia niente meno che il Regno Unito e che essa venga messa completamente a nudo dal classico piglio faceto e familiare di Bryson. Si scopre così, cosa sta oltre le solite città inglesi, più ricche e conosciute del sud, come Londra. In un racconto leggero e aneddotico di un viaggio prevalentemente svolto a piedi, Bryson evidenzia le brutture delle città più dimenticate del nord senza dimenticare di trovare anche in esse qualcosa di positivo. Come sempre, la facilità della scrittura di Bryson è accompagnata dall'ironia delle sue faccende private, dai suoi malinconici ricordi del passato e dalle piccole manie che lo spingono a svelare angoli e volti di cui non si sente parlare granchè. Di Bryson ho letto un bel po' di cose e ogni volta mi conquista. Nonostante l'ironia sembri sminuire la sostanza, in realtà ne esalta il lato più umano e ne rivela grandi profondità. In un clima uggioso come quello di queste ultime settimane, leggere della pioggia in un'isoletta prospera e vitale come la Gran Bretagna, aiuta a superare la noia delle grigie giornate di Milano. 

venerdì 18 ottobre 2013

London - E. Rutherfurd

Quanto mi sta costando leggere un libro di 1003 pagine? Quasi niente...ma almeno un mese di tempo. Un tempo sospeso tra la conquista del territorio britannico ad opera dell'Impero Romano, le crociate di Riccardo Cuor di Leone, Enrico VIII, il Globe Theatre di Shakespeare e tutto quello che ancora mi aspetta nelle prossime 400 pagine. Sto parlando della mia ultima 'impresa di lettura' del mese, impegnata a terminare 'London' di Edward Rutherfurd. Per ora, bellissimo. Tanto da avermi spinto con urgenza a scriverne un post, sotto forma di recensione 'in corso' di lettura. Uno di quei libri che ti fa recuperare mille anni di storia, tutta quella mai studiata, amata o capita a scuola, i cui personaggi senti nominare ovunque. Un enorme bigino di storia, raccontato in veste di romanzo storico, nel quale coesistono decine di personaggi discendenti l'uno dall'altro, nel corso dei secoli. Una lettura che ti catapulta in una sorta di macchina del tempo e dal quale talvolta non vorresti più uscire. Quasi mi dispiace dover ultimare queste ultime e preziosissime 400 pagine, di certo mi mancherà vedere in giro quella stupenda copertina, stupenda, come il mistero immortale di Big Ben. Tempo previsto alla conclusione: due settimane, circa.

venerdì 13 settembre 2013

I segreti di Murakami - T. Teruhiko

Data la segretezza e la scarsità di informazioni che circolano sul conto di uno scrittore così popolare come Murakami Haruki, perchè astenersi dal comprare un libricino come questo? 'I segreti di Murakami' di Tsuge Teruhiko male non fa. Anche se probabilmente non è un supremo saggio della vita e delle opere dell'autore esso è piuttosto una breve raccolta di notizie su di lui. E' interessante scoprirne gli esordi della sua carriera di scrittore attraverso una rapida ricostruzione della sua vita, dalla giovinezza ai nostri giorni, raccontati da godibili aneddoti e estratti delle sue interviste. I capitoli sono dedicati ai suoi anni di studente, all'incontro con la moglie e all'apertura del suo famoso jazz bar. Si prosegue poi con capitoli dedicati alle curiosità sulle sue passioni per i computer, le penne, gli scrittori e registi preferiti. Ovviamente non può mancare un capitolo dedicato alla sua passione per i gatti. Dal primo storico gatto 'Peter', che diede casualmente il nome al suo jazz bar, fino a quelli che ancora gli gironzolano per casa. Insomma un po' di tutto...un leggero intrattenimento, certamente ricco di spunti, in caso di astinenza da lettura dei suoi romanzi, di cui io ne so ben qualcosa.

mercoledì 11 settembre 2013

I piani alti di Mosca - V. Aksionov

Tra le attrazioni più moscovite che si possano visitare nella capitale russa figurano sicuramente le cosiddette 7 sorelle. Cioè i 7 monumentali grattacieli costruiti in piena era staliniana, in stile costruttivista sovietico. Ora, ripromettendomi di tornare prima o poi sull'argomento, non mi dilungherò sulla storia di questi meravigliosi souvenir dell'epoca sovietica, ma vorrei consigliare un libro che in qualche modo c'entra con essi. Si chiama 'I piani alti di Mosca' di V. Aksionov. Pubblicato in Italia nel 2006, è un ottima lettura per chi vuole ritrovare le storie di quella vita formicolante che abitava uno di sette grattacieli. Una bizzarra scrittura, che rievoca le atmosfere misteriose e claustrofobiche delle famose 'case alte' di Mosca.
Vi lascio un piccolo estratto, una chicca per gli amanti del sovietismo:
'No, non somiglia a nulla questa residenza, e non segue nessuno stile urbanistico precedente! E' la residenza unica del nostro unico e grandissimo socialismo! Guarda soltanto che poderosa pesantezza vi è racchiusa, coniugata con la sensazione di un volo inesorabile! Emana un possente significato storico! Non solo puntella le pendici orientali della volta celeste moscovita, non solo cela ai miei occhi la sudicia Taganka, no, insieme ai suoi sei confratelli rappresenta per noi il topos del futuro, la città neoplatonica popolata di filsofi e soldati!' 



martedì 3 settembre 2013

L'ultima favola russa - Francis Spufford


Ma da dove è uscito questo libro? Intendo... Da quale mente, con quale scopo? Da quale scaffale della storia? Come si può divorare un libro di 411 pagine che tratta di società e scienza sovietica, di cibernetica e sistemi di controllo di produzione, di Gosplan e di tutto ciò che il marxismo-leninismo ha prodotto di più noioso? Eppure mi è successo. Il genio creativo di Francis Spufford ha catturato la mia attenzione e, a quanto pare anche quella di molti altri lettori (a dire delle recensioni), raccontando la macchinosa e utopistica idea socialista nell'Urss, dal dopoguerra agli anni 80. Ma ha fatto di più, ha fuso almeno tre generi letterari: il romanzo, il saggio e il manuale di storia. Ha inventato storie di uomini-tipo della Mosca, della Leningrado e della famosa Akademgarodok di Novosibirsk riproducendone fin nel minimo dettaglio, ma anche nell'estrema profondità di fattezze e modi, il pieno spirito sovietico. Leonid Vitalevic, Zoja, Galina, Emil ecc. sono tutti stereotipi della Russia perduta dello scorso secolo, quella che aspettava l'età dell'abbondanza, quella che doveva 'costruire l'idea comunista', quella delle promesse tristemente infrante nel cuore di milioni di gente. Una scrittura capovolta, un punto di vista microscopico e una meticolosità stacanovista rendono questo libro un piccolo capolavoro. Davvero unico.

sabato 31 agosto 2013

Nothing to envy - Barbara Demick

Sempre a Hong Kong e precisamente all'aeroporto...mi sono ritrovata davanti allo scaffale di una libreria dedicato alla narrativa contemporanea cinese. La ricchezza della nuova società cinese, che avevo respirato per giorni girando la città, mi aveva lasciato addosso la voglia di sapere come, da un punto di vista socio economico, questo paese sia riuscito a raggiungere una così forte crescita. Ebbene...a dire la verità, ho dovuto rimandare l'acquisto a data prossima di una lettura che trattasse questo argomento, perchè subito l'immagine del libro che vedete in foto, ha avuto la meglio su di me e sulla mia passione per i regimi totalitari. 
E' bastata la copertina, in questo caso non da poco, per convincermi a comprare il libro. 'Nothing to envy' di Barbara Demick, giornalista americana di base a Seul per il Los Angeles Times, ha raccolto in questo libro storie di alcuni personaggi che hanno vissuto il regime comunista più rigido e degradante della storia nella Corea del Nord di Kim Il Sung prima e di suo figlio poi. Un racconto dettagliatissimo, da brivido. Un resoconto raro e imperdibile della vita in un paese che se osservato dai satelliti spaziali è ridotto a un punto oscuro, poichè non esiste la corrente elettrica, che ha bandito qualsiasi forma di comunicazione informatica, dove internet non esiste e scambiarsi un bacio per strada è proibito dalla morale e dalla legge di stato....qualcosa che tanto mi ha ricordato l'Unione Sovietica, ma ancor più la società orwelliana di 1984, solo che questa non era finzione letteraria, ma un'assurda realtà.

Polvere rossa - Ma Jian

Non potevo leggere, durante il mio viaggio a Hong Kong, un libro più azzeccato di questo!
Conoscevo già l'autore da 'Pechino in coma' e 'Polvere rossa' ha davvero consacrato, per quanto riguarda i miei gusti, l'autore Ma Jian a grande scrittore della Cina contemporanea. Ovviamente una Cina vista dalla prospettiva di un 'disertore', che stanco delle pressioni del partito comunista cinese di Pechino, decide di abbandonare il proprio lavoro di fotografo, la sua famiglia e gli amici, per intraprendere un lungo viaggio attraverso la parte più occidentale del paese. Un cammino catartico e scioccante, che lo vede trascorre tre anni a partire dal 1983, nella miseria e negli abissi di una poverissima e impervia Cina. Gli aneddoti e i pensieri dell'autore sono preziose testimonianze di una vita, di una cultura, di un paese che viene voglia di scoprire in ogni suo angolo più remoto. Sebbene, come nel libro stesso spesso si sottolinea, Hong Kong sia vista come una sorta di paradiso terrestre rispetto al resto dell'enorme paese, ho ritrovato nel libro, nei miei giorni di permanenza, tantissima atmosfera strettamente somigliante a quella della città. Davvero un perfetto connubio tra lettura e viaggio.

mercoledì 17 luglio 2013

Le domande di Brian - D. Nicholls

Letto in due giorni, che condensando il tempo effettivo, si potrebbe ridurre a sei ore. Talvolta leggo libri a caso e ringrazio che esistano ancora le biblioteche pubbliche, dove si possono prendere a prestito i volumi dei quali non se ne desidera il possesso o si è scettici a riguardo. Perchè 'Le domande di Brian', scritto frettolosamente, letto come la sceneggiatura di un filmetto da adolescenti e di una inspiegabile pretenziositá, non mi ha detto proprio niente.
La quarta di copertina invocava rimandi al 'Giovane Holden' e ad 'Alta fedeltà'. Niente, assolutamente niente di tutto quello, soprattutto le profondità. Brian, il protagonista, rimane un mostriciattolo, brufoloso e bidimensionale. Non esiste un'introspezione psicologica, né l'afflato poetico che di solito aleggia sulla malinconica disperazione adolescenziale. Non esiste una buona collocazione geografica. Dovremmo essere in Inghilterra più o meno nei pressi di Manchester, ma da quel che traspare potrebbe anche essere Sidney o Vancouver o Seattle. E dove sarebbe l'atmosfera degli anni 80, che era la principale motivazione per aver preso a prestito il libro? Qualche accenno a canzoni trite e ritrite e un'ossessione inspiegata per Kate Bush, che di certo non è la prima star che mi viene in mente quando penso agli anni 80. No, no, non ci siamo come romanzo di debutto. Di solito un debutto su questi temi dovrebbe l'impatto di uno schianto contro un muro e invece a mala pena mi si muoveva lo stiff upper lip, per abbozzare un sardonico sorriso all'inglese. Bocciato, David. Pecchi di superficialità.

venerdì 12 luglio 2013

Leviatano - P.Hoare

Per chi fosse continuamente alla ricerca di balene come me, questo libro potrebbe essere l'ennesima chicca per scoprire qualcosa in più di quell'enorme mistero vivente che sono i più pacifici mammiferi del pianeta.
'Leviatano' è al tempo stesso un saggio e un romanzo, un libro di viaggio e di avventura, un costante richiamo al fascino di Moby Dick e del suo autore Melville, di cui si scoprono inquietanti e personalissimi retroscena.
Prezioso e affascinate scritto, non solo per il contenuto, ma anche per lo stile. Un tuffo in un abisso profondo di cui, come i suoi abitanti più remoti, ancora si conosce pochissimo. 

mercoledì 3 luglio 2013

Open - Andre Agassi

Il tennis per me è stato la mia religione per molti anni della mia prima giovinezza. I tennisti degli dei. Quindi intoccabili, bidimensionali, asessuati e imperturbabili. Andrè Agassi non era il mio preferito negli anni 90, ma di certo, esercitava sempre una certa attrazione su tutti. Me compresa.
Questo libro ha cambiato il volto del tennis, così come lo vedevo da adolescente. Probabilmente, l'improvvisa curiosità che mi ha mosso a comprarlo e a leggerlo in lingua originale, un pomeriggio qualunque, aveva il segreto compito di collocare quell'adorazione di ragazzina, in  una semplice e straordinaria realtà, che anche il tennis comporta nella vita di tutti i giorni.
Sono grata a questo libro per avermi svelato cose che vedevo in un modo completamente diverso. Non ne sono delusa. Tutto quello che fantasticavo da fan sedicenne rimane. Tutto quello che ho scoperto attraverso una scrittura convulsa e impellente, come quella di Agassi, è solo un valore aggiunto. Leggere questo libro è stato come stare seduti alla destra degli dei e scoprirne i loro segreti.
Bellissimo e rivelatore. Magico e commovente.

venerdì 8 febbraio 2013

La banda dei brocchi - Jonathan Coe

Jonathan Coe non mi convince mai al 200%, però mi intrattiene almeno fino al 150%. Nel senso che le sue storie hanno il difetto di non raccontare vicende straordinarie, ma comunque di essere raccontate in modo straordinario. Questo fa di lui un ottimo scrittore. L'intreccio e il senso narrativo, così come la proprietà di linguaggio sono davvero eccellenti, ma il contenuto non regala mai stupefacenti rivelazioni. D'altronde, forse questo è solo una mia esigenza. 'La banda dei brocchi' è un bel libro del 2001, folto di personaggi tra quali si potrebbe rischiare di perdersi, ma dal quale emerge la figura di Benjamin; vero protagonista che racconta la sua giovinezza nella Birmingham degli anni 70. Inutile dire che ho apprezzato moltissimo la presenza di citazioni e riferimenti musicali, tra i quali, le più frequenti riguardavano nientemeno che un certo Eric Clapton. Ancor meno inutile dire che Benjamin è il classico personaggio in cui ci si può immedesimare: inclinazione alla lettura, alla scrittura e alla composizione musicale e una predisposizione alla pena d'amore, che guida  e pervade tutto il romanzo. Forse un po' troppo prolisso negli inframezzi di spezzoni di altre storie, recensioni, estratti di altre pubblicazioni e a tratti un po' superficiale nel raccontare alcune storie altrettanto interessanti di personaggi secondari. Ma nel complesso è una lettura davvero piacevole e appassionante oltre ad essere evocativa del ricordo dei mitici anni 70.