MATRIOSKla

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domenica 24 novembre 2013

Norwegian Wood - il film

Finalmente sono riuscita a vedere un film che ho rincorso per anni. Finalmente l'ho trovato e me lo sono gustato in giapponese con sottotitoli in italiano. La mia lettura di Norwegian Wood risale a molti anni fa. Era il 2001. E' stato il secondo romanzo che ho letto di Murakami e francamente non ricordavo benissimo la storia, quando ho cominciato a guardare il film. Ma soprattutto non ricordavo affatto che la storia dei due giovani protagonisti Watanabe e Naoko fosse così triste. Ero molto più giovane anch'io quando lessi il romanzo ed era forse un periodo della vita in cui si vive in maniera più totalizzante l'amore, specie quello infelice. Dunque tutta quella tristezza, presumo mi sia pesata meno di quella che mi ha preso guardando il film.
Avere poco più di ventanni e pensare di poter restare fedeli ad un amore contrastato e quasi impossibile sono un connubio perfetto. Forse anche questo è quello che succede a Watanabe che in una Tokyo degli anni 60 si innamora di Naoko, una ragazza tormentata dai sensi di colpa e dalla sua stessa infelicità. Il senso di responsabilità, che comincia ad affiorare quando la vita ti mette il cuore di qualcuno nelle tue stesse mani tormenta Watanabe tanto da fargli credere che quell'amore sia davvero il suo destino. Ma la vita ha in serbo per lui ancora molto, la vita che davvero lui sente scorrere in sè lo libera da ogni afflizione e lo trasforma in un uomo che dovrà continuare per la sua strada nonostante Naoko. 
Una storia che mi ha sempre lasciato perplessa, sia nel romanzo che, ora, dopo aver visto il film. Di certo un film che porta a riflettere, che rispecchia la classica vena cinematografica dei bei film giapponesi, che spesso non sono scindibili dal turbamento dell'animo umano. Film profondo e crudo.

venerdì 22 novembre 2013

Notizie da un'isoletta - Bill Bryson

Già il titolo la dice lunga. Soprattutto sul carattere scherzoso e sarcastico dell'autore. Bill Bryson, americano di nascita, decide di intraprendere un viaggio attraverso tutta la Gran Bretagna, dove risiede da anni con la sua famiglia. Si da il caso che, dunque, quell'isoletta sia niente meno che il Regno Unito e che essa venga messa completamente a nudo dal classico piglio faceto e familiare di Bryson. Si scopre così, cosa sta oltre le solite città inglesi, più ricche e conosciute del sud, come Londra. In un racconto leggero e aneddotico di un viaggio prevalentemente svolto a piedi, Bryson evidenzia le brutture delle città più dimenticate del nord senza dimenticare di trovare anche in esse qualcosa di positivo. Come sempre, la facilità della scrittura di Bryson è accompagnata dall'ironia delle sue faccende private, dai suoi malinconici ricordi del passato e dalle piccole manie che lo spingono a svelare angoli e volti di cui non si sente parlare granchè. Di Bryson ho letto un bel po' di cose e ogni volta mi conquista. Nonostante l'ironia sembri sminuire la sostanza, in realtà ne esalta il lato più umano e ne rivela grandi profondità. In un clima uggioso come quello di queste ultime settimane, leggere della pioggia in un'isoletta prospera e vitale come la Gran Bretagna, aiuta a superare la noia delle grigie giornate di Milano. 

giovedì 21 novembre 2013

Wiped out

'Ripulito, eliminato, annientato, distrutto'. Sono questi solo alcuni degli aggettivi che in italiano descrivono quello che in inglese si dice 'wiped out'. Ed è questa l'espressione che in gergo surfistico si usa per indicare chi viene accidentalmente travolto, risucchiato e inghiottito da un'onda.
A tempi alterni capita a qualcuno, come se la statistica dovesse inesorabilmente continuare a mietere le sue vittime. Che tu sia californiano, australiano, sudafricano o altro, non importa. Prima o poi un'onda ti farà suo. Quello che verrà dopo, dipende da te. 
Chissà che cosa pensava Kirk Passmore quando scrutava l'oceano dalle vette del vulcanico paesaggio hawaiano. Forse pensava che un'onda non è una vera onda, se non ti travolge stravolgendoti, che un surfista non è un vero surfista se non ha provato almeno una volta che cosa significhi essere 'ripulito'. E forse pensava che la sfida con la forza della natura più feroce del pianeta, come quella dell'acqua, non avrebbe avuto lo stesso valore e lo stesso sapore, se non fosse stata leale. E dunque per questo motivo Kirk, quel 15 novembre in cui ha trovato la sua onda e in essa avvolta ha trovato anche la sua morte, aveva deciso di non indossare il giubbotto di salvataggio. Ma, accidenti quanto gli è costato. Quell'ultima onda gli è costata tutta una vita, gli è costata tutte le lacrime degli occhi di suo padre che lo guardavano dalla spiaggia nel famoso spot di North Shore sull'isola di Oahu, Hawaii. Se ne va un altro esperto surfista che frequentava le Hawaii da quando aveva 14 anni. Se ne va, quasi celebrando la potenza delle tenebre oceaniche che lo hanno 'eliminato' e dopo averlo 'annientato' e 'distrutto', lo hanno restituito alla riva, privo di ogni speranza. Un'onda di 30 metri, in cambio di un uomo di 32 anni.

mercoledì 20 novembre 2013

London and London...

' Quando un uomo è stanco di Londra è stanco della vita, perchè a Londra c'è tutto ciò che la vita può offrire'...Una sacra verità uscita dalla mente di Samuel Johnson. Un aforisma molto popolare, usato e abusato.  Nonostante tutto molto vero, verissimo. 
Non mi sogno nemmeno di elencare tutte le attività, gli eventi e le amenità che i londinesi si concedono vivendo nella loro splendida, ricca e vibrante capitale. Dirò solo che una visita a Londra non è neanche lontanamente sufficiente per apprezzare e scoprirne segreti e virtù, non è abbastanza per poter rubare con l'occhio di una macchina fotografica gli angoli più insoliti e interessanti ,che in ogni dove fanno riemergere alla memoria poesie, romanzi, opere teatrali e musica. Non mi dilungo nemmeno troppo...più che altro pianifico, pianifico il mio prossimo soggiorno tra fumo e pioggia, tra teatri e mercati punk, tra un palazzo reale e un autobus a due piani. Ma soprattutto in un pub dalle finestrelle appannate e il brulicare di boccali, mentre si lascia trascorrere il tempo adagiati su malinconici divanetti di pelle rossa... A presto, Londra. 

sabato 16 novembre 2013

Breaking Bad

Scettica. Parecchio. Ecco com'ero quando ho cominciato questa mia personale ricerca dell'ennesimo perchè ci siano in giro prodotti commerciali, che piacciono sempre al grande pubblico. L'inizio è stato deludente, lento, poco interessante. Ma quando il Dottor Walter White ha iniziato a tirar fuori le sue palline, allora il gioco ha cominciato a farsi interessante. La prima stagione di Breaking Bad l'ho guardata tutta in una settimana scarsa. La seconda l'avrò divorata in cinque giorni e la terza in poco meno di quattro. Sono alla quarta. I giochi sono cambiati, il Dottor White, anche detto Heisenberg, è diventato un duro. La trama è una farraginosa vertigine di eventi, oculatamente tenuti insieme da una sceneggiatura geniale (Vince Gilligan, anche sceneggiatore di X-Files). I dettagli si sono fatti via via sempre più accurati, proprio come un esperimento di chimica, la dipendenza dalla visione convulsa e irrinunciabile si è fatta dura come un cristallo di meth e la fotografia, la regia e le performances degli attori sono quasi da cult.
Anche se non sono ancora arrivata alla fine della grande avventura di un chimico malato di cancro, che diventa miliardario cercando il bene, laddove opera il male, devo dire che questa serie tv merita davvero tutto il successo che ha avuto. Un'ennesima introspezione psicologica dell'animo umano, della società occidentale e del senso dei veri valori divisi tra il bene e il male, la corruzione e gli eccessi. Un viaggio al centro della propria coscienza.

venerdì 18 ottobre 2013

London - E. Rutherfurd

Quanto mi sta costando leggere un libro di 1003 pagine? Quasi niente...ma almeno un mese di tempo. Un tempo sospeso tra la conquista del territorio britannico ad opera dell'Impero Romano, le crociate di Riccardo Cuor di Leone, Enrico VIII, il Globe Theatre di Shakespeare e tutto quello che ancora mi aspetta nelle prossime 400 pagine. Sto parlando della mia ultima 'impresa di lettura' del mese, impegnata a terminare 'London' di Edward Rutherfurd. Per ora, bellissimo. Tanto da avermi spinto con urgenza a scriverne un post, sotto forma di recensione 'in corso' di lettura. Uno di quei libri che ti fa recuperare mille anni di storia, tutta quella mai studiata, amata o capita a scuola, i cui personaggi senti nominare ovunque. Un enorme bigino di storia, raccontato in veste di romanzo storico, nel quale coesistono decine di personaggi discendenti l'uno dall'altro, nel corso dei secoli. Una lettura che ti catapulta in una sorta di macchina del tempo e dal quale talvolta non vorresti più uscire. Quasi mi dispiace dover ultimare queste ultime e preziosissime 400 pagine, di certo mi mancherà vedere in giro quella stupenda copertina, stupenda, come il mistero immortale di Big Ben. Tempo previsto alla conclusione: due settimane, circa.

venerdì 4 ottobre 2013

Vinaigrette russa

Pur sapendo che questo piatto ha differenti versioni, ricordo come la signora che mi ospitava a Mosca mi insegnò a prepararlo. Si tratta di un piatto a base delle più comuni verdure russe, conosciuto con il nome di vinaigrette, che i russi pronunciano viniegred. Gli ingredienti necessari sono:






- barbabietole
- patate
- carote
- cipolle fresche
- cetrioli sotto sale e marinati

Una volta bollito tutto in un pentolone (ad eccezione di cipolla e cetrioli), tagliate a dadini piccoli, lasciate freddare e mettete in frigo per qualche ora. Pronto.

Uno dei piatti più semplici e forse anche poveri della cucina russa, ma anche uno dei più gustosi e tipici.
Mi piace come il colore della barbabietola stinga su tutte le altre verdure, donando una sfumatura di rosso scarlatto all'insieme, mi piace il pungente sapore della cipolla fresca. Ma soprattutto mi piace ritrovare uno dei più caratteristici sapori e odori della Russia, assaporando i cetrioli salati, che di solito le babushke raccolgono nelle loro dache, preparano in casa e mettono a marinare in grossi barattoloni e che talvolta a Mosca ho visto vendere in sacchetti di plastica ai bordi delle strade. Povere Babushke...in tutti i sensi...tenere vecchiette, imbacuccate per resistere alle intemperie del cielo moscovita, che per pochi rubli vendono i frutti della propria terra fredda e non molto generosa, per arrotondare una misera pensione.