MATRIOSKla

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mercoledì 24 ottobre 2012

London calling

L' ultima volta che sono stata a Londra avevo 14 anni. Ora che ne ho anche piú del doppio, Londra, nella mia mente, ha tutta un'altra faccia. Se prima era una delle mete piú esotiche che avessi mai potuto esplorare, adesso mi sembra una destinazione fin troppo gettonata. Quando ero una giovane adolescente, Londra era sostanzialmente un'estesa proiezione mentale di quelle immagini stile depliant turistico, che si trovavano sui manuali di lingua inglese che si portavano a scuola: il modellino dell'autobus rosso doubledecker che mi aveva portato mio padre da uno dei suoi viaggi, le zucche di Halloween che guardavo con interrogativo stupore e questa noiosetta usanza di bere il té alle cinque del pomeriggio. Poi vennero le lezioni d'inglese private e poi vennero le ore di letteratura a scuola e infine la facoltà di lingue all'università. Insomma, per quanto riguarda la lingua inglese ero di certo una dei tanti predestinati a parlare abbastanza bene la lingua della regina. Nonostante questo, non sono mai stata una fanatica dell'Impero Britannico. In realtà, la mia passione linguistica fu completamente assorbita dal mio amore per la lingua russa e tutti i suoi sublimi derivati. Ma questa é un'altra storia.

Nonostante io abbia snobbato Londra per anni, da un po' di mesi ho risentito quello che io definisco 'la chiamata'. Ad un certo punto é come se da una sorta di cartina geografica della mente, uno dei tanti paesi di questo interessante mondo, alzasse la voce e cominciasse a chiamarmi...
Dunque in un attimo mi sono tornati vaghi ricordi, una certa malinconia per quella magnificenza inglese, dove tutto splende dei fasti del presente, trascinandosi con ineccepibile eleganza il fardello della tradizione del passato. Allora penso a cosa é per me Londra: una buia strada punteggiata di lampioni sotto i quali si nasconde la porta dell'abitazione del Dottor Jekyll e di Mister Hide, ma anche quelle struggenti note della beatlesiana 'Yesterday', la casa di Wendy, John e Michael nella favola di Peter Pan e la mia passione di ragazzina per i Duran Duran, i punk e la musica dance dei Pet Shop Boys.
Londra é cresciuta troppo per poterla ignorare ancora molto a lungo. Devo tornare a vedere che effetto mi fa dopo tanto tempo, voglio vedere se la tradizione sia stata spazzata via dal nuovo mondo globale, ma soprattutto voglio vedere se da qualche parte sta davvero nascosto l'occhio vitreo e onnipresente del Grande Fratello, se in Europa siamo davvero tutti figli di un nuovo segreto Impero dal nome bizzarro e sempre diverso che immaginava Orwell nel suo distopico 1984 e voglio rivedere quanto é grigio il cielo di Londra.

1 commento:

  1. E buon viaggio, nella "città della pioggia" :-)

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